Sunday, June 17, 2018
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A Milano a Palazzo Reale Memoria, la retrospettiva di James Nachtwey

La mostra propone una imponente riflessione individuale e collettiva sul tema della guerra. Curata da Roberto Koch e dallo stesso James Nachtwey, Memoria è la più grande retrospettiva mai concepita sul suo lavoro.

Retrospettiva Nachtwey

Memoria, la prima mostra antologica sul lavoro di James Nachtwey, è la prima tappa internazionale di un tour che compirà nei più importanti musei di tutto il mondo.

La mostra, che chiuderà i battenti il 4 marzo, propone una imponente riflessione individuale e collettiva sul tema della guerra. Curata da Roberto Koch e dallo stesso James Nachtwey, Memoria è la più grande retrospettiva mai concepita sul suo lavoro.

L’esposizione è divisa in diciassette sezioni e comprende duecento immagini tratte dai reportage più significativi realizzati nei suoi trentacinque anni di carriera.

Nachtwey, osservatore di eccezione del mondo contemporaneo, coglie con i suoi scatti il dolore, l’ingiustizia, la violenza, la morte e racconta la condizione umana nei suoi momenti più estremi.
Giustamente considerato universale l’erede di Robert Capa afferma: “La memoria è quanto di più necessario abbiamo per immaginare il futuro senza ricadere negli errori del passato. Se non sappiamo ricordare il passato, vuole dirci James Nachtwey con le sue fotografie e le sue parole, saremo condannati a ripeterlo”, ha dichiarato il curatore dell’esposizione Roberto Koch.

L’artista

James Nachtwey (1948) è uno dei più importanti fotoreporter di guerra della contemporaneità. Con una formazione umanistica e artistica -Natchwey studia Storia dell’Arte e Scienze Politiche al Dartmouth College- inizia ad avvicinarsi alla fotografia ammirando gli scatti che, tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, documentano le grandi marce civili e la guerra in Vietnam. “Queste fotografie raccontavano una realtà diversa, e più credibile, rispetto a quella rappresentata dalle parole dei politici”, ha raccontato il curatore Roberto Noch all’anteprima della mostra a Milano.

Seguendo questa concezione di fotografia come veicolo di verità, Nachtwey diventa fotoreporter nel 1976, ricevendo il suo primo incarico all’estero nel 1981, quando si trova a documentare lo sciopero della fame di alcuni militanti dell’IRA. Da quel momento testimoniare conflitti bellici e sociali diventa la sua missione e lo porta a lavorare in moltissimi paesi, come: Israele, Sri Lanka, Afghanistan, Corea del Sud, Rwanda, Cecenia, Romania, Stati Uniti e Sudafrica.

Nel 1984 il fotografo lavora per il Time, dal 1986 al 2001 fa parte dell’agenzia fotografica Magnum Photos e nel 2001 fonda l’agenzia VII. Molti i premi e i riconoscimenti ricevuti in più di 40 anni di carriera: la Robert Capa Gold Metal (vinta cinque volte), il World Press Photo, l’Infinity Award for Photojournalism e il Dresden Peace Prize. Una retrospettiva sulla sua opera è stata presentata nel 2016 a Palazzo della Ragione.

INFORMAZIONI

Milano, Palazzo Reale

01 Dicembre 2017 – 04 Marzo 2018

Piazza Duomo 12

Email

mostre@civita.it

WebSite

http://www.palazzorealemilano.it/wps/portal/luogo/palazzoreale

info@federicacerami.it

Mi chiamo Federica Cerami, vivo a Napoli e mi occupo di fotografia e di arteterapia. Mi sono laureata in Architettura a Venezia con una tesi su “Il ruolo della fotografia nella lettura del territorio urbano”. Ho conseguito un diploma in Arteterapia scegliendo di specializzare i miei studi nella Fotografia Terapeutica. Insegno critica fotografica ad utenze diversificate, curo mostre di fotografia, organizzo eventi fotografici e conduco laboratori di arteterapia. Guardo alla fotografia cercando sempre di conoscere il“mondo”dell’autore; mi interessa l’aspetto comunicativo della fotografia, perché è l’elemento fondante del processo fotografico che va ben oltre le questioni tecniche. Mi piace pensare che la fotografia lasci una impronta, un segno quasi indelebile che parla del suo autore ma al tempo stesso parla anche del suo spettatore. Le fotografie raccontano storie di vita e costruiscono ponti tra le persone.

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