Monday, October 26, 2020
Home / Recensioni commissario  / Dell’ispettore Capra che resiste alla tentazione di mettere le manette a una maîtresse un tantinello troppo ironica

Dell’ispettore Capra che resiste alla tentazione di mettere le manette a una maîtresse un tantinello troppo ironica

I camionisti mangiano ancora? La risposta nei tovagliati di carta e nei bicchieri infrangibili lì dove resistono i vini della casa mesciuti nelle fogliette

Capra © Ilas/Tonino Risuleo

Il rettilineo delle acque minerali

Sembra il nome del tratto veloce di un circuito per auto di formula e invece sarebbe il caso di farci una rapida inchiesta.

Nella preistoria gli uomini gironzolavano e quando vedevano un posto bello dove fermarsi a vivere per prima cosa assaggiavano le acque sorgive.

All’ottavo chilometro della via Laurentina sgorgava una minerale fresca e gustosa e nel 1937 ci fu installato un impianto per la raccolta e la commercializzazione: era nata la “Fonte S. Paolo” che continuò a dissetare i residenti della zona e gli altri romani fino al 2002 quando gli imbottigliatori dovettero fermarsi per l’inquinamento della falda. I liquami e le ruggini degli sfasci circostanti avevano avuto la meglio sulla storia.

La visita senza mandato al vecchio stabilimento restituisce la sensazione di un vuoto sfiatato in cui si aggirano i fantasmi della minerale.

I trabattelli per caricare le bottiglie sono rimasti là e un furgone con le ruote a terra è in attesa dei suoi fardelli. In un angolo c’è anche un tavolo di ping-pong sbilenco che racconta i momenti di svago tra un turno di lavoro e l’altro ma dalla vecchia radio sopra lo scaffale non arrivano le note di nuove notizie. 

Non finisce qui! Poco più di un chilometro più avanti sorge il parcheggio del supermercato che ha seppellito la sorgente dell’acqua minerale Laurentina, chiusa nel 2004 perché inquinata da colibatteri e streptococchi fecali dovuti probabilmente alle infiltrazioni dei pozzi neri nuovi di zecca del quartiere residenziale sorto proprio di fronte e battezzato con involontaria ironia Fonte Laurentina.

Depressi? Ma no, dai… un defaticante valzer delle rotonde e si torna allegri

Per toglierci dalla testa le bollicine svanite decidiamo di spingerci ancora più oltre nella campagna romana e allora via a tutta birra. Ripetiamo le stesse due rotatorie per cinque volte e poi lasciamo l’ultimo tratto di rettilineo per andare a scoprire un pezzetto di storia che ancora resiste. La vettura di servizio sembra una camera a gas su gomma, siamo in tre sprofondati nel fumo denso di pipa e sigarette: non abbiamo bambini a bordo e intorno non ci sono ospedali, siamo in regola. E poi la polizia siamo noi!

La campagna è lussureggiante e la visione di alcune donnine nere nere che saltano fuori dai cespugli ai lati della strada ci ridà un po’ di allegria. Dalle parti della borgata Falcognana sulla via Ardeatina c’è un casaro che produce un archeoformaggio che vale la pena di assaggiare, è il Caciofiore una rara caciottina quadrata preparata ancora alla maniera degli antichi romani usando un caglio vegetale estratto dai fiori di cardo.

Il sopralluogo è rassicurante e la risate belanti degli ovini che pascolano al margine dei campi di cardi ci restituiscono il sorriso. Ci sta una stretta di mano alla vitale combriccola di formaggiari che combatte l’impegnativa guerra della qualità.

Riprendiamo la strada, la mattinata frizzante invita ad abbracciare un progetto ristoratorio che riporti definitivamente sui giusti binari la nostra giornata di pattuglia.

Faccia da ciccione!

Il palazzetto a due piani si staglia isolato e le tovaglie che sventolano sulla terrazza fanno da gran pavese a uno degli ultimi baluardi del più classico “qui se magna”.

Questo è il posto dai cento nomi: “I camionisti”, “Ai zingari”, “Tonnarello”, ognuno lo chiama come gli pare e ogni nome ha un suo perché; noialtri della sezione criminale lo chiamiamo “La bugiarda”.

La bugiarda in questione è la padrona, ribattezzata così per la sua particolare abitudine di raccontare la lista dei primi -ogni volta diversa- da tavolo a tavolo suscitando irritazione e invidia fra i presenti all’arrivo dei piatti. L’ispettore Capra, dal canto suo, le ha appioppato un irriverente “Pari misure”: per lui la dinamica donnetta è tanto bassa quanto larga. A me paiono proporzioni a dir poco perfette.

La gestione è tutta al femminile con zia e nipote in cucina e la bugiarda con sua figlia in giro ad assegnar vivande.  Un uomo c’è anche stato per un po’ ma nessuno se lo ricorda e l’unica prova del suo passaggio è la foto di un morto baffuto posizionata sul passaggio per la cucina.

Il grosso frigo a parete con i boccioni di bianco è l’altare simbolico di questo santuario di perlinato.

E la faccia del ciccione? L’episodio è questo: un giorno qualsiasi, alle insistite richieste di chiarimento da parte del Capra sulla questione del troppo variegato elenco dei primi, la piccola e larga donna, alludendo alla particolare conformazione del cranio del nostro ispettore così l’apostrofava “ … e tu statti zitto, faccia da ciccione!”

Tant’è. Ottimi gli gnocchi con il sugo di spuntature e anche i fagioli con le cotiche. Ad un altro tavolo hanno avuto dei tonnarelli fatti a mano e proposti alla gricia, più in là ho visto dei cannelloni. Vicino al bancone della mescita un omone rubizzo ha conquistato un parallelepipedo di pasta al forno degno di banchetto d’altri tempi.

Valutazione massima per l’impegno e la fantasia nel proporre i piatti del giorno.

Trattoria Laurentina, Via Laurentina 910-912, Roma

commissario@ilas.com

Quando ho cominciato a frequentare il commissario Maigret sono stato colpito dalla sua grande umanità. Ero un giovane ispettore allora e lui mi chiamava “il piccolo Antoine”. Avrebbe potuto restarsene autorevolmente alla sua scrivania e sguinzagliare noialtri per le strade a braccare e mettere all’angolo i malviventi. E invece no, indossava il suo pesante pastrano, metteva in tasca la pipa ancora tiepida e via. Prima di uscire però, il più delle volte, telefonava a casa per avvertire la Signora Maigret che non sarebbe rientrato per cena. Oggi a volerlo tradurre in italiano “il piccolo Antoine” suonerebbe un po’ come “il vecchio Tonino”.

Review overview