Tuesday, October 23, 2018
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Il Napoli nel Mito: la storia del calcio in mostra al Museo Archeologico

Il Napoli nel Mito|Storie, campioni e trofei mai visti, è al Mann fino al 28 Febbraio. La mostra propone un percorso espositivo cronologico dagli albori del calcio a Napoli fino ai giorni nostri.

Se è vero, come diceva George Bernard Shaw, che ‘il calcio è l’arte di comprimere la storia universale in 90 minuti’, è vero a maggior ragione se la sua storia trova spazio all’interno di un museo, il museo cittadino per eccellenza che ne racconta le origini più remote, ripercorrendo l’evoluzione dell’uomo e del mondo intorno ad esso.

Succede al Mann: il museo archeologico grazie alla nuova, eccentrica politica ai limiti del dissacrante del neo direttore Paolo Giulierini arricchisce la sua proposta culturale di un tassello tanto insolito quanto gradito a buona parte della cittadinanza: una mostra sulla storia del Calcio Napoli.

In mostra nelle tre sale del piano terra, magliette, palloni, gagliardetti, giornali, fotografie, la gadgettistica più disparata, biglietti, cimeli introvabili, tutto quanto possa mandare in visibilio un feticista del pallone. Ad accrescere l’eccitazione degli inguaribili tifosi, filmati storici e fotografie d’epoca che congelano le gesta dei campioni che hanno fatto grande il Napoli riscattando in qualche modo, la città tutta e le sue sorti.

L’operazione di Giulierini, azzeccatissima nell’intercettare un pubblico diverso, perfetta per far muovere masse che diversamente mai avrebbero messo mano alla tasca per ‘andare a vedere due pietre’, si fa in realtà interprete di un comune sentire che allinea i calciatori della squadra di pallone a vere e proprie icone di potere, pezzi di storia, necessari da musealizzare.

L’operazione Il Napoli nel Mito vanta un precedente illustre, che vede protagonisti lo stesso Mann e la Reggia di Caserta, non più gelidi custodi di fasti regali, ma festose location dove ambientare il calendario ufficiale del Calcio Napoli 2018 che su idea di Alessandro Formisano, spoglia i ‘nuovi Re’ di t-shirt tecniche e scarpe coi tacchetti e li veste con trine e parrucche proprio come i Re, quelli veri.

L’operazione naturalmente non ha alcun valore artistico, né ambisce ad averne, ma ha dato in qualche modo la stura all’utilizzo ludico, quando non goliardico di inviolabili tempi dell’arte e del sapere, senza che questo abbia destato nel fruitore medio alcuna forma di indignazione, di protesta, nemmeno paragonabili a quanto è accaduto nella stessa Reggia, ad esempio, prestata ad una coppia di sposi per celebrarne l’opulentissimo matrimonio. E no, non è il guardiano appollaiato su un leone di marmo a fare la differenza. Dirimente è il calcio, o meglio, il Calcio Napoli.

Ovunque nel mondo il pallone è celebrato in luoghi deputati, luoghi appositamente immaginati però, e non sottratti –anche solo temporaneamente- alla cultura universale.

E in assenza – o forse in attesa- di un museo ad esso dedicato, il napoletano che mai si scoraggia se l’è fatto a cielo aperto: i murales di Jorit e Bosoletti (prima ancora di Filardi e Iodice), la sciarpa del Napoli che segna l’ingresso ai Quartieri Spagnoli, l’edicola votiva col –finto- capello di Maradona a Spaccanapoli, e quella che custodisce il capello vero, in un bar poco distante, meta di pellegrinaggio di tifosi e curiosi.

Sono solo alcuni esempi della gioiosa, colorita, incrollabile fede pagana dei tifosi partenopei.

Tra la gente, per la strada, sotto il cielo, non è forse lì che il calcio dovrebbe essere celebrato?

 

Foto: Il Mattino, La Repubblica, Il Corriere del Mezzogiorno, Identità Insorgenti, Mann

sarah.galmuzzi@gmail.com

Storica dell’arte prestata al giornalismo scrivo since 1976. Riviste, quotidiani, blog, senza soluzione di continuità. Nel mezzo, una lunga esperienza al Pan|Palazzo Arti Napoli dove progetto mostre e curo eventi, una figlia, la messa a punto della ricetta dei biscotti più buoni del mondo. E poi viaggi, case, amici, feste, libri, mostre, fogli di giornale. Napoletana fuori ma islandese inside, vorrei trascorrere gli ultimi anni della mia vita come Bobby Fischer, ma senza scacchi. Facebook addicted, non posso vivere senza: non segnalatemi mai, please.

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