Tuesday, October 23, 2018
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Istituto Luce: fino a marzo, l’immaginario italiano in mostra a Napoli

In mostra le foto e filmati dell’Istituto luce a San Domenico Maggiore. Una bella mostra, ad ingresso gratuito, con tante fotografie e filmati che raccontano Napoli e l’Italia dagli anni 20 fino ai nostri giorni

Istituto Luce

Fino all’11 marzo sarà possibile visitare la mostra ospitata nel convento di San Domenico Maggiore, che permetterà a tutti di compiere quel necessario salto nel passato, alla ricerca delle proprie origini, da leggere e accogliere, per proiettarsi nel futuro.

L’esposizione racconta la storia dell’Istituto Luce dalla sua fondazione nel 1924 a oggi: una delle più grandi imprese culturali del Paese, un luogo di elezione della sua conoscenza storica, e deposito materiale di memorie, segreti, sogni dell’Italia nel XX secolo e oltre.

La sezione Napoletana

La sezione finale di questa mostra è dedicata a Napoli, con una video installazione formata da tre schermi sui quali sono esposte foto e immagini d’archivio dagli anni ‘20 fino ai tempi nostri, che raccontano l’evoluzione della città dal punto di vista sociale, ma anche storico e artistico.

Ad aprire il percorso c’è un’immagine di circa sette metri, dove è raffigurata la piazza del Plebiscito nel 1937: una folla sterminata è riunita in occasione della nascita del principe; militari e cittadini sono accorsi per il lieto evento.

A seguire una videoinstallazione dove sono esposte foto e immagini d’archivio, che raccontano, dagli anni ‘20 fino ai tempi nostri, l’evoluzione della città dal punto di vista sociale, ma anche storico e artistico.

Sono del 1938 le incredibili immagini del viaggio di Hitler a Napoli, che su invito di Mussolini, percorse a tappe le città d’arte più rappresentative del bel paese a suggellare l’eterna amicizia tra le due nazioni “sorelle”. Lo accoglie una capitale del Mezzogiorno addobbata, dove una grande parata navale nelle acque del Golfo varrà a mostrare al Führer la preparazione militare dell’alleata.  A seguire la “Liberazione” americana che filma il popolo in fila, anche per ricevere l’acqua.  La sezione partenopea continua con una video istallazione formata da tre schermi.

Un susseguirsi  di suoni, “sapori”, facce, nei budelli più nascosti dei vicoli, ma anche tra le tipiche piazze, riti religiosi,  di una metropoli, che cambia per rimanere sempre se stessa.

Dura dieci minuti l’imponente video dedicato ad Antonio de Curtis: immagini “rubate” dal set, alcuni momenti intimi, inediti, del Totò attore, che cammina per la strada, immerso tra il popolo o da solo riflette. Stralci anche dal censurato lungometraggio di Mario Monicelli, Totò e Carolina. Il Principe della risata ritratto nei suoi cavalli di battaglia, ma anche quando riceve premi e riconoscimenti.
La mostra, ideata e realizzata da Istituto Luce-Cinecittà, promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli è curata da Gabriele D’Autilia (curatore scientifico e testi) e da Roland Sejko (curatore artistico e regia video). L’organizzazione generale è di C.O.R. Creare Organizzare Realizzare.

Il percorso espositivo

Nel racconto di questo autoritratto della nazione, la mostra “LUCE – L’immaginario italiano” è concepita con un approccio espositivo non statico, ma come un flusso continuo di immagini.

Il percorso parte dal concetto e dalla forma di ‘strip’: grandi pannelli organizzati secondo un ordine tematico-cronologico, su cui in più di 20 schermi sono proiettate speciali video installazioni, montaggi realizzati ad hoc di centinaia di filmati dell’Archivio storico Luce. Accanto alle immagini in movimento, più di 500 splendide fotografie dell’Archivio fermano dettagli e momenti significativi, mentre pannelli di testo approfondiscono l’analisi storica e linguistica dei video. Un percorso visivo e uditivo di notevole impatto, che fa sì che ogni visitatore si confronti con un’immagine differente, e in cui ciascun video dialoga con quelli vicini per analogie e differenze.

Una serie di parole-chiave lega l’itinerario: dagli anni ’20 di città/campagna, ai ’30 di autarchia, uomo nuovo, architettura, censura e propaganda.

Si arriva a Guerra e rinascita, Cassino (icona della brutalità distruttiva delle guerre), vincitori e vinti (con sequenze poco conosciute e straordinarie) modernità/arretratezza (un parallelo significativo di immagini dell’Italia anni ‘60), giovani, economia, corpi politici, neotelevisione, e tante altre. Alcune sezioni mostrano aspetti specifici e suggestivi.

La camera delle meraviglie è un omaggio ai viaggi per il mondo compiuti dagli operatori Luce; la ‘camera del Duce’ disegna un’imperdibile antologia delle retoriche e dei silenzi di Mussolini, ed è contrapposta alla stanza del Paese reale, un commovente viaggio nei volti degli italiani negli anni ’30.

 Complesso di San Domenico Maggiore, vico San Domenico Maggiore n. 18 – aperto dal lunedì al sabato dalle ore 9,00 alle 19,00

info@federicacerami.it

Mi chiamo Federica Cerami, vivo a Napoli e mi occupo di fotografia e di arteterapia. Mi sono laureata in Architettura a Venezia con una tesi su “Il ruolo della fotografia nella lettura del territorio urbano”. Ho conseguito un diploma in Arteterapia scegliendo di specializzare i miei studi nella Fotografia Terapeutica. Insegno critica fotografica ad utenze diversificate, curo mostre di fotografia, organizzo eventi fotografici e conduco laboratori di arteterapia. Guardo alla fotografia cercando sempre di conoscere il“mondo”dell’autore; mi interessa l’aspetto comunicativo della fotografia, perché è l’elemento fondante del processo fotografico che va ben oltre le questioni tecniche. Mi piace pensare che la fotografia lasci una impronta, un segno quasi indelebile che parla del suo autore ma al tempo stesso parla anche del suo spettatore. Le fotografie raccontano storie di vita e costruiscono ponti tra le persone.

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