Saturday, April 21, 2018
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I 4 migliori libri di Graphic Design usciti nel 2017

Quattro tra i migliori libri usciti nel 2017, che saranno molto utili anche nel 2018. Due pubblicazioni "coraggiose" italiane e due must-have in lingua inglese, che ogni Graphic Designer dovrebbe avere sulla scrivania.

Forse siamo stati in pochi ad accorgerci che – in questo 2017 che volge al termine – sono usciti in Italia due capolavori di storia della grafica. Due bei libri pubblicati da altrettanti editori coraggiosi.
Il panorama internazionale, soprattutto quello anglosassone, offre invece tantissimi spunti; c’è tantissima qualità e quantità nelle pubblicazioni relative al Design e al Graphic Design in particolare. E qui di seguito, vi propongo due libri da avere assolutamente, che vi faranno innamorare dei caratteri tipografici.
Quattro pubblicazioni che mi porterò nel 2018 con grande piacere.

Il racconto della grafica. Storie e immagini del graphic design italiano e internazionale dal 1890 a oggi, di Andrea Rauch
(La Casa di Usher)

Andrea Rauch ha fatto un lavoro davvero inarrivabile. La qualità delle immagini pubblicate e dei testi di approfondimento fanno di questo libro un capolavoro. Non è solo un libro di storia del graphic design, è una rassegna attenta e meticolosa, con dei livelli di approfondimento inaspettati.
L’autore inizia il suo racconto a partire dalla seconda rivoluzione industriale, quando le città prendono il sopravvento sulle campagne. Dunque, a partire da Chéret, Toulouse-Lautrec, Cappiello, passando per i pionieri della brand image e i primi tentativi di coordinamento d’immagine. Passando attraverso il clima di rinascita della ricostruzione postbellica, quando emergono in Italia le grandi personalità di Albe Steiner, Bruno Munari, Erberto Carboni, Armando Testa, lo Studio Boggeri. E poi Müller-Brockmann e Max Bill, Noorda, Vignelli, Iliprandi, Grignani, Fronzoni, Leo Lionni, Saul Steinberg, Paul Rand, Milton Glaser, Seymour Chwast e Heinz Edelmann. Insomma, coloro che insegnano storia dell’arte o storia del graphic design o del design in generale, dovrebbero proporre ai propri allievi di leggere e studiare questo testo.

FATTOBENE Italian Everyday Archetypes, a cura di Anna Lagorio e Alex Carnevali
(Corraini Edizioni)

Sono stati disegnati già perfetti, nel pieno dei compiti cui assolvono, oppure è l’abitudine – la cultura – a renderli apparentemente insostituibili? Gli oggetti di uso quotidiano, quelli che adoperiamo in ufficio o a casa, sono stati progettati alla perfezione, oppure è l’uso continuo e l’adattamento cui siamo obbligati nei loro confronti che li rendono così indispensabili?
Munari, ad esempio, riteneva fossero “vero design”. Oggetti utili, indipendenti dalle mode e dai progettisti – spesso anonimi: “Anche prima che il termine design fosse usato per oggetti che rispondono a funzioni essenziali, questi oggetti erano già stati prodotti e sono ancora in produzione e vengono migliorati ogni volta attraverso i materiali e le tecnologie utilizzate.”
Indipendentemente dal fatto che si possa essere d’accordo o meno con quanto sosteneva Munari, questo libro – che passa in rassegna gran parte del lavoro di design “non progettato” made in Italy – è un testamento a quegli oggetti di uso quotidiano che apprezziamo per la loro utilità e per la loro semplice bellezza.

The Visual History of Type, di Paul McNeil
(Laurence King)

Un must-have assoluto per chiunque nutra un particolare amore per i caratteri tipografici. Più di 600 pagine ed oltre 300 typefaces presentate attraverso le immagini dei loro campioni originali e nelle primissime prove ed applicazioni.
Un testo che diventa subito indispensabile per chi si occupa di graphic design e composizione tipografica. La narrazione è ordinata cronologicamente e a ciascuna font sono dedicate almeno due pagine. Un libro da tenere sempre sul tavolo di lavoro, di fianco al computer.

Never Use Futura di Douglas Thomas con prefazione di‎ Ellen Lupton
(Princeton)

La NASA, tutto o quasi il design di metà secolo scorso, i tantissimi centri commerciali americani, Nike, Wes Anderson, Barbara Kruger, Volkswagen, CSA Archive, Aaron Draplin, le decine e decine di campagne elettorali americane. E poi numerosi prodotti industriali, la moda, i libri scolastici, lo sport e praticamente tutto ciò che c’è in mezzo è ben servito dal Futura, carattere mutevole e al passo coi tempi.
A partire dall’intuizione di Paul Renner in poi, il Futura è entrato a far parte del nostro panorama visivo. Così come l’Helvetica, te lo ritrovi ovunque: e quando succede questo bisogna poi stare particolarmente attenti all’uso che se ne fa, soprattutto se sei un graphic designer.
Questo libro, proprio come è accaduto con il documentario Helvetica di Gary Hustwit, ti farà innamorare di nuovo di questa font, del Futura, e non vedrai l’ora di utilizzarla.

catapano@gmail.com

Docente incaricato di Disegno Industriale e di Design della Comunicazione — Università Federico II di Napoli, facoltà di Architettura, dal 1990 ho scelto di vivere cruelty-free: vegano, attento alla sostenibilità del mio stile di vita, trascorro il tempo libero tra i campi da tennis e i sentieri del Parco Nazionale del Vesuvio. Food-photography-addicted, dipingo seguendo gli insegnamenti di Rothko, Yves Klein, Fontana, Emblema.

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