Saturday, July 21, 2018
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Il 10 marzo appuntamento con il Perugia Social Photo Fest 2018

Dal 10 marzo all’8 Aprile 2018 ritorna il Perugia Social Photo Festival, con la quinta edizione, che ha come tema LA PELLE. Pelle come identità. Pelle come confine. Pelle come comunicazione. Pelle come relazione

PSPF 2018

La pelle al PSPF 2018

Dal 10 marzo all’8 Aprile 2018 ritorna il Perugia Social Photo Festival, con la quinta edizione, che ha come tema LA PELLE. “La pelle è la totalità di una superficie di confine e sta tra noi e il mondo. In questo senso, sia come materia che come simbolo, è espressione di quella “imprescindibile” separazione dal nostro ambiente e dal nostro prossimo, che è fondamento dell’essere.

Un organo interattivo

La pelle è il simbolo di questa distanza e del suo stesso superamento nel contattoL’integrità della pelle è minacciata dalla natura “esterna” e dalla violenza potenziale del prossimo. E diventa portatrice di ansie della natura “interna”, che è veicolo espressivo della psiche, dei suoi stati emotivi e delle sue ferite. In questo modo si può considerare la pelle come un organo interattivo che reagisce al mondo interno come a quello esternoPelle come identità. Pelle come confine. Pelle come comunicazione. Pelle come relazione”.

La Mission del Festival

Oggi viviamo circondati, sommersi da immagini fotografiche che vogliono illustrare, mostrare e mostrarci, raccontare e raccontarci.  Siamo tutti autori di fotografie; ma forse la domanda da porsi è: quanti di noi sono effettivamente in grado di produrre significato?

C’è allora la necessità di capire non tanto il come fotografare, ma il perché si fotografa, giacché il valore non è nella fotografia in sé, ma nell’informazione in essa racchiusa, nel processo che l’ha generata. Perché accade anche che si perda l’orientamento e con esso la capacità di distinguere ciò che è buono per noi da ciò che non lo è. Essere buoni per un’immagine significa saper comunicare un contenuto, significa arricchire di senso la vita di chi la guarda, significa esprimere il più chiaramente possibile il proprio messaggio.

È indispensabile allora ri-creare la cultura dell’immagine.

Due le declinazioni del PerugiaSocialPhotoFest

Da un lato la fotografia sociale quale mezzo di comunicazione, di denuncia e riflessione, di presa di coscienza sui problemi del contemporaneo. Strumento per raccontare storie spesso ignorate ma che necessitano di essere portate alla luce e condivise, per spingere a riflettere sulla necessità di un cambiamento sociale. Dall’altro la fotografia terapeutica come potente mezzo per dare voce a chi spesso viene dimenticato dalla nostra società. La fotografia quindi come strumento per riattivare la percezione, promuovere una comunicazione interno – esterno, sostenere processi di auto affermazione.

La call for entry

La “call for entry” del Perugia Social Photo Fest 2018 – THE SKIN I LIVE (in collaborazione con FujiFilm Italia) si è conclusa con successo. In totale 141 proposte provenienti 22 paesi (Argentina, Belgio, Brasile, Burkina Faso, Canada, Colombia, Emirati Arabi, Francia, Germania, Grecia, Inghilterra, Italia, Korea del Sud, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Russia, Slovenia, Spagna, Svezia, Stati Uniti, Ungheria).

La commissione composta da Antonello Turchetti, direttore artistico del festival in rappresentanza dell’associazione organizzatrice ‘LuceGrigia’, dal fotografo Fausto Podavini, da Loredana De Pace, giornalista specializzata in fotografia, e dal fotografo Aldo Soligno, ha selezionato i progetti vincitori e ha assegnato le menzioni d’onore. I progetti che hanno ricevuto la menzione d’onore saranno pubblicati nella rivista digitale PLS MAGAZINE.

I VINCITORI DELLA CALL FOR ENTRIES

Fotografia Sociale

Constanza Portnoy “Life Force”

Nel progetto “Life Force” di Constanza Portnoy vince la normalità, nonostante l’evidente disabilità di entrambi i genitori. Vince la possibilità di fare, di essere famiglia. Un nucleo in cui l’autrice ha saputo immergersi, raccontando le dinamiche della vita quotidiana. Nelle inquadrature, le forme – diverse da quelle alle quali siamo abituati – si integrano fra loro ma non inducono al senso di pietas, piuttosto sono a servizio dei gesti quotidiani con cui si svolge la vita familiare dei tre protagonisti, madre, padre e figlia.

Fotografia Sociale – Menzione d’onore

Karl Mancini “Ni una menos”

Un reportage questo di Karl Mancini che alterna aspetti prettamente fotogiornalistici con altri più intimi, in cui la corazza forte cade e si scopre il dolore, esito delle violenze subite. Si avvicendano con equilibrio ritratti, scene familiari e situazioni collettive.

Fotografia Sociale – Menzione d’onore

Julia Gunther “Chedino”

Le immagini del progetto “Chedino” sono molto forti, dirette, senza filtri. La storia è quella di una trasformazione assoluta, totale così come è descritta nelle fotografie, passo dopo passo, dall’autrice Julia Gunther.

Fotografia terapeutica

Sina Niemeyer “Für mich”

“Für mich” significa “Per me”. Per lei, Sina Niemeyer ha scritto questo coraggioso diario della violenza subita. Esattamente come si scrive con la penna, l’autrice usa frammenti di memoria, brevi frasi significative quanto struggenti, simboli dello strappo patito, della bruciatura causate dagli abusi ricevuti. La narrazione avviene in forma di mappatura degli effetti, del prima e del dopo su se stessa, sul suo stato esistenziale che rimette magistralmente insieme grazie alla fotografia.

Fotografia Terapeutica – Premio speciale della giuria

Federica Sasso “Sick Sad Blue”

Federica Sasso mostra gli strati dell’anomala relazione di Chiara col proprio corpo, servendosi di linguaggi differenti, classici e moderni, che sa far interagire armonicamente: dalle immagini “pure” ai collage sui diari poi fotografati, passando per le schermate di Instagram. Una visione intima e fortemente emotiva.

Fotografia terapeutica – Menzione d’onore

Olga Boltneva “Infertility II

Come si sta nella consapevolezza dell’infertilità: questo vuole raccontare Olga Boltneva nel suo progetto intimo ed efficace. Luoghi, volti e simboli – a volte delicati, altri decisi e forti – tutti sapientemente scelti e accostati, manifestano e il desiderio, e l’assenza della possibilità di realizzarlo.

Fotografia terapeutica – Menzione d’onore

Daniel Regan “Fragmentary”

Sempre autobiografico, con questo lavoro di autorappresentazione, Daniel Regan cerca di ricostruire una nuova pelle partendo da quella che lo ha formato – volente o nolente – a causa della sua malattia. Le pagine delle cartelle cliniche si trasformano in pelle sulla quale l’autore indaga passando dal totale al dettaglio, e che cerca di superare e trasformare ancora una volta in qualcosa di nuovo e più suo.

Fotografia terapeutica – Menzione d’onore

Egle Picozzi “SM”

Stesso scenario, situazione staged, composizione centrale: in questo set Egle Picozzi mette in scena gli effetti indesiderati della sua malattia, la sclerosi multipla. Lo fa come una moderna Alice in un paese che delle meraviglie può sembrare vista l’ambientazione, ma che a un più profondo livello di lettura diventa ossessivo e rivelatore.

info@federicacerami.it

Mi chiamo Federica Cerami, vivo a Napoli e mi occupo di fotografia e di arteterapia. Mi sono laureata in Architettura a Venezia con una tesi su “Il ruolo della fotografia nella lettura del territorio urbano”. Ho conseguito un diploma in Arteterapia scegliendo di specializzare i miei studi nella Fotografia Terapeutica. Insegno critica fotografica ad utenze diversificate, curo mostre di fotografia, organizzo eventi fotografici e conduco laboratori di arteterapia. Guardo alla fotografia cercando sempre di conoscere il“mondo”dell’autore; mi interessa l’aspetto comunicativo della fotografia, perché è l’elemento fondante del processo fotografico che va ben oltre le questioni tecniche. Mi piace pensare che la fotografia lasci una impronta, un segno quasi indelebile che parla del suo autore ma al tempo stesso parla anche del suo spettatore. Le fotografie raccontano storie di vita e costruiscono ponti tra le persone.

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