Tuesday, July 23, 2019
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Lo spartito sparito. Lungo la Divina Costiera alla meticolosa ricerca della fronna ‘e limone.

La vigilia del Natale si passa a casa con alici e roccocò. Allora guai ad avventurarsi per lavoro in posti dove la tradizione la rispettano

Spartito © ilas Tonino Risuleo

Il capitombolo da Chiunzi al mare, o la motoretta del commissario

In mancanza di un elicottero  – i mezzi del dipartimento non lo permettono –  dispongo di un vecchio 125cc color crema con cui arranco fino ai 656 m s.l.m. del montarozzo del massiccio dell’Albino… L’Albino, me lo ricordo l’Albino. Fu un caso complesso di cavalli al trotto e bistecche al sangue lungo la via Ostiense dove presto sorgerà lo stadio dei Lupi. Non finì bene, l’Albino fu messo fuori rosa e finì a spacciare pizzette alle sagre dello street food.

Ma questa è un’altra storia, e intanto scendo verso il mare.

La vista è da capogiro, ma lungo il gira e rigira dei tornanti si fa notte. Con gli occhi cisposi e stordito dal vento, giungo a Ravello sulle note del Parsifal. Dall’elicottero avrei sentito la cavalcata delle valchirie. Indirizzato dal signor Pantaleone continuo a calare per la discesa di Pontone, qui la chiamano salita ma io la sto percorrendo al contrario, tanto per cambiare. Non si vede niente; mi tengo accostato al muro a secco alla mia destra sperando di non incrociare nessuno. Ai lati del percorso sento, più che vedere, la presenza dei labirinti di pali e reti che proteggono i limoni.

La torre dello Ziro dove prima ti ammazzano i figli e poi ti dicono “pazza”

Posto pericoloso Pontone: qui conviene filar dritto evitando scappatelle. Questo borghetto abitato da meno di trecento anime ha molto da raccontare, già il suo nome, Pontone, nasconde una prima tragica vicenda. Nel Duecento gli aragonesi e gli angioini litigavano per il trono di Napoli svuotando le loro casse in guerre e baruffe: intenerito, il buon Falcone Spina, ricco commerciante di pezze di lana, i puntoni per l’appunto, donò ingenti somme di denaro al re Carlo d’Angiò per cui teneva.

Anni dopo lo sfortunato primogenito Filippo si ritrovò, per gli scialacqui del suo genitore, con le pezze al culo. E nel 1285 la sua stessa Congreca dé Lanaioli lo beccò a fare manovre economiche spericolate e lo accusò di truffa. Non finì bene.

Tre secoli dopo toccò alla sfortunata Giovanna d’Aragona che si macchiò di sgarbo nei confronti della sua potente famiglia. Rimasta vedova aveva osato unirsi in matrimonio segreto con un onesto e gentile maggiordomo facendo ingrifare suo fratello, il nobile cardinale Luigi d’Aragona. La povera Giovanna spacciata per pazza finì reclusa e uccisa con i due figli nella torre dello Ziro e il gentile maggiordomo fu inseguito fin su a Milano e lì accoltellato in un vicolo scuro. E allora, con una bella sgasata, passo oltre.

Una incredibile Amalfi fantasma mi attende al varco

La discesa per la SS373 è tutta curve e limoni, nella notte gelida sembrano palle gialle di natale appese all’abete più nero. Raggiungo la strada costiera in zona spiaggia di Castiglione, scavalco la piazzetta di Atrani ed eccomi ad affrontare l’ultima discesa per Amalfi.

Nella piazza con la spettacolare scalinata del duomo trovo il deserto assoluto; guardo l’orologio, sono solo le sette di sera. Guardo il datario che segna 24 DIC… Perbacco, sono partito il 22, ci ho messo due giorni ad arrivare!

Quindi è la vigilia di Natale e nativi e turisti sono ormai rintanati a spolverare i bambinelli e sistemare lo spumante nel secchiello del ghiaccio. Le fritture sfrigolano e le insalate si rinforzano.

Mi avvio per un vicolo, passo sotto un arco, salgo e poi discendo scale. Sono solo.

La mia indagine sullo spartito sparito rischia di arenarsi qui nella santa notte: quattrocentotrenta chilometri di scooter buttati via. Negozi, bar e ristoranti sono bui e sbarrati, da una finestra mi arrivano le note di Stille Nacht – qui è pieno di tedeschi – rispondo ululando a fronna ‘e limone tutto il mio disappunto. Missione fallita, Marcello Colasurdo non avrà indietro i suoi pentagrammi e io dovrò accollarmi tutto il viaggio di ritorno con il pastrano tra le gambe.

Noto un tipo che mi fissa per un po’ e poi, con il sorriso accattivante di chi conosce ogni segreto, si avvicina trotterellando. Ci mette pochissimo a convincermi che la mia unica chance è seguirlo fino alla piazza dove c’è la sua baracca ci sarà almeno una stufa – per un pasto caldo a risarcimento del freddo e dei tornanti patiti.

Salvato dall’intervento di questo benefattore non recrimino sull’essenziale arredo della curiosa serra inurbata, né sul menù di un cenone ridotto all’osso di seppia. Aspettiamo la mezzanotte in due, tra un pacchero e un tortino di alici confortandoci a vicenda con svariati limoncelli e un certo numero di porzioni di delizie al limone. L’improvviso bombardamento nell’ora fatale mette in fuga il mio anfitrione e costringe me a una precipitosa ritirata a bordo del mio destriero, si fa per dire, d’acciaio.

Per la valutazione direi… 32, ‘o capitone e 55, ‘a museca.

Da Barracca, Piazza dei Dogi 12, Amalfi (SA)

commissario@ilas.com

Quando ho cominciato a frequentare il commissario Maigret sono stato colpito dalla sua grande umanità. Ero un giovane ispettore allora e lui mi chiamava “il piccolo Antoine”. Avrebbe potuto restarsene autorevolmente alla sua scrivania e sguinzagliare noialtri per le strade a braccare e mettere all’angolo i malviventi. E invece no, indossava il suo pesante pastrano, metteva in tasca la pipa ancora tiepida e via. Prima di uscire però, il più delle volte, telefonava a casa per avvertire la Signora Maigret che non sarebbe rientrato per cena. Oggi a volerlo tradurre in italiano “il piccolo Antoine” suonerebbe un po’ come “il vecchio Tonino”.

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