Monday, December 18, 2017
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Cosa, come e perché: i tre elementi chiave di un buon Portfolio fotografico

La creazione del portfolio è una delle cose più importanti e difficili che un fotografo possa fare con la propria produzione. Ecco alcuni appunti utili per crearne uno e per sviluppare il proprio sguardo fotografico

14° edizione di Portfolio Italia

A Bibbiena, nel Centro Italiano per la Fotografia d’Autore, sabato 25 novembre è stato decretato il vincitore del Premio Portfolio Italia 2017, organizzato dalla Fiaf.

Sul podio è salito Filippo Venturi con il lavoro Korean dreamÈ stata la quattordicesima edizione di questo importante premio che coinvolge otto festival di fotografia dislocati lungo tutto il territorio italiano.

Il Circuito ideato nel 2004 dalla Federazione Italiana Associazioni Fotografiche rappresenta uno degli eventi fotografici più importanti del nostro Paese ed è caratterizzato da una vasta popolarità e da un crescente successo.

La mia esperienza

Ho avuto il piacere di essere stata invitata come lettrice di portfoli, un paio di volte, al Festival FotoArte a Taranto e quest’anno ho intervistato, per il nostro Magazine, due degli autori selezionati in due tappe del Circuito: Pasqualino Caparello (Festival di Corigliano Calabro) e Valentino Guido (Festival Foto Arte di Taranto).

Da questa mia esperienza lavorativa, unita alla mia esperienza didattica, ho estrapolato alcune riflessioni sui punti cardine della costruzione e degli utilizzi di un portfolio fotografico.

La triangolazione fotografica

In una struttura fotografica sussistono tre tipi di persone: chi fotografa, chi è ritratto e, infine, lo spettatore di queste immagini. Ritengo sia necessario rendere chiaro e immediato il linguaggio delle immagini in modo che questa triangolazione sia sempre lineare ed efficace e spiegare, inoltre, in modo semplice e diretto, come costruire questo importante strumento di comunicazione e di divulgazione fotografica.

I nostri nuovi valori liquidi

Mi preme fare un breve inciso prima di addentrarmi nel merito di queste mie considerazioni. Chi è nato con una cultura digitale, dentro un mondo totalmente digitale è abituato a ritmi veloci di tutto l’agire del processo fotografico e con non poche resistenze si assesta a una idea di fotografia lenta e meditata, ma, ha dalla sua parte una velocità di pensiero e una capacità di creare connessione invidiabili. Non divido il mondo in buoni e cattivi, in chi sa cos’è e come si fa la “buona” fotografia e chi ne è troppo distante. Credo che siamo in un periodo di grandissime trasformazioni dei valori, che da solidi si sono trasformati in liquidi, come sosteneva Bauman, e non abbiamo avuto il giusto tempo per comprendere e assimilare questo mutamento di così grande portata.

La capacità di mediare, per parlare una lingua condivisa, occorre a tutti noi, poiché è l’unico modo che abbiamo per poter districarci, in questa fitta matassa, composta da elementi di antico e di nuovo che coesistono in modo indissolubile e rendere, in tal modo, interessanti le nostre interazioni fotografiche.

Definizione di Portfolio

Il portfolio, insomma, dovrà configurarsi come uno spazio uniforme di immagini dal quale emergerà la capacità espressiva, la fantasia, la tecnica e lo stile del fotografo nello sviluppare la sua idea iniziale, relativamente a un suo tema.
Ci può venire in soccorso la  definizione ufficiale della FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche): “Si può intendere per “portfolio” un complesso coerente di immagini finalizzate a esprimere un’idea centrale. I soggetti delle singole foto (il “cosa”) e il modo scelto dal fotografo per rappresentarli e ordinare le immagini in sequenza utilizzando il valore espressivo degli accostamenti (il “come”) devono essere in grado di comunicare con logica e chiarezza l’idea scelta dall’autore e, cioè, il significato del portfolio (il “perché”). I “significati” possono spaziare in molte direzioni: documentaria – narrativa tematica o artistica – creativa – concettuale o altre ancora.”

Non è facile parlare di Portfolio a chi inizia a muovere, nella fotografia, i suoi primi passi. I miei riferimenti didattici sono stati, in tal senso, due libri di facile e interessante lettura, scritti rispettivamente da Sara Munari e da Augusto Pieroni.

E’ importante avere dei riferimenti che fungano da supporto alle proprie idee e affiancarli con degli innamoramenti fotografici, intercambiabili, dai quali poter ricevere la giusta linfa vitale per poter dare vita alle proprie creazioni fotografiche.

La creazione del portfolio è una delle cose più importanti e difficili che un fotografo possa fare con la propria produzione ma diventa un passo inevitabile quando si decide di voler percorrere questa strada per comunicare al mondo la propria presenza.

Cosa occorre per narrare il proprio tema

Quando parliamo di Portfolio fotografico parliamo dello sviluppo di un progetto, della narrazione di un tema.

Consiglio, a chi si accinge a realizzarne uno, di partire sempre con la lettura e lo studio di progetto con temi analoghi a quelli scelti, realizzati dai grandi fotografi della storia contemporanea e di quella del recente passato.

Mostre e libri, poi, verranno in soccorso per fornire delle indicazioni/suggerimenti/spunti.

Questo materiale sarà utile in corso d’opera ma non toglierà mai spazio alla propria indole e alle proprie idee stilistiche e progettuali.

Possiamo pensare di iniziare ad entrare nel vivo di questa disamina proprio rispondendo alle tre domande poste in essere all’interno della definizione stabilita dalla Fiaf

1. Cosa? Il portfolio deve avere un tema centrale. Qualunque sia la finalità del Portfolio, deve avere un TITOLO e un OBIETTIVO di cui è indispensabile tenere conto in tutti i momenti della sua creazione e nelle varie selezioni che si faranno lungo il percorso.

2. Come? Inizia il lavoro e si passa, poco dopo alla fase più importante, delicata di tutto il processo: la selezione. Imparare a selezionare vuol dire anche imparare a scegliere e avere anche il coraggio di escludere “la foto più bella” se questa non è coerente con l’insieme.

Sintetizzo i punti principali di questa fase:

  • Si può iniziare con una prima ampia selezione di circa 30/40 foto che sembrano adatte al progetto.
  • Si sceglieranno, in corso d’opera, le foto di APERTURA e di CHIUSURA:

La FOTO DI APERTURA dovrà portare il nostro occhio all’interno del progetto, e dovrà anche essere esteticamente una delle più forti.

La FOTO DI CHIUSURA sarà invece quella che metterà un punto al lavoro, che ne definirà la sua conclusione e che si farà anche portatrice di tutto il messaggio declinato in questo lavoro.

  • Consiglio vivamente di fare attenzione a NON ripetere IMMAGINI SIMILI.
  • Dovremo creare un “PERCORSO VISIVO” tra le singole foto tenendo presente i colori, le linee di forza e le geometrie e le prospettive delle foto che andremo ad accostare.

3. Perchè? Con le immagini dobbiamo creare un discorso logico e coerente e focalizzarci soprattutto sulla risposta alla domanda: perché trasmettere questo messaggio?

La selezione cambierà notevolmente se si decide di postare le foto di un viaggio su un social network, o se occorre, invece, far vedere di un progetto ad un Photoeditor per la pubblicazione su un giornale, oppure se questo lavoro serve per comporre una mostra.

A seconda della finalità cambieranno il numero delle foto e il tipo di immagine da scegliere e quindi verrà condizionato il tipo di selezione da fare.

Le fasi di approfondimento

Stabilito questo primo, corposo e significativo passo occorre dotarsi di uno schema di lavoro all’interno del quale poter plasmare l’idea narrativa e lavorare su tutti i necessari approfondimenti

Propongo di passare a mettere a fuoco questi conseguenti punti:
• Scelta della modalità di rappresentazione
• Fase di ripresa
• Editing (la selezione delle foto e il loro ordine di presentazione)
• Postproduzione
• Stampa
• Presentazione

E’ iniziato il lavoro di ricerca, sono state scattate una gran parte di immagini:  andandole a riguardare, adesso, con occhio critico, diventa chiara la necessità, ponendoci in una ottica comunicativa, di mantenere sempre molta coerenza, stilistica, narrativa ed emozionale con la quale procedere nella costruzione il proprio racconto fotografico.

Quando si arriva ad avere più blocchi di fotografie ci si accorgerà, forse, che questi insiemi di fotografia non sono tutti uguali e allora occorrerà fare una scelta: lavorare per sequenze o per serie?

LA SEQUENZA: è una serie interessata dall’intreccio e sovrapposizione di vari criteri di ordinamento. La sequenza disegna una coerenza attorno ad un centro tematico.

LA SERIE: è un insieme ordinato secondo criteri semplici e ripetitivi.

Questa scelta inciderà in modo determinante nella trasmissione del messaggio insito nel lavoro e anche nella fruizione da parte degli spettatori.

Ci avviciniamo alla fase finale: occorre predisporre il portfolio su un supporto cartaceo per poterlo presentare ad un photoeditor o ad un lettore di portfoli  e quindi si passa alla realizzazione del Layout di presentazione.

Il layout di presentazione: la stampa e il contenitore

IL Layout di presentazione del portfolio dipende dagli equilibri di vari fattori da calibrare in modo molto meticoloso: la qualità visiva, la stampa, il montaggio.

La stampa del proprio lavoro fotografico è a mio avviso fondamentale per fare in modo che tutto il lavoro di costruzione del portfolio porti realmente la firma del suo fotografo.

Ho visto immagini cambiare notevolmente nel passaggio dal supporto digitale al suo giusto supporto cartaceo. Riuscire a comunicare questo ultimo passaggio alle nuove generazioni credo sia uno dei compiti fondamentali di chi si è affacciato alla fotografia in altri tempi

Tutta la fotografia è fruibile da tutti i supporti ma togliere la personalizzazione della stampa dal processo fotografico, credo renda il lavoro privo di un necessario aspetto contenutistico ed emozionale, intimamente legato alle idee del fotografo.

Consiglio in questa ultima fase, di avvalersi del prezioso lavoro di uno stampatore fine art che sarà in grado di suggerire le giuste carte che esalteranno il lavoro fotografico.

Il portfolio è nella sua fase di chiusura e so, per esperienza, che sarà passato proprio tanto tempo dalla sua ideazione alla sua realizzazione: mancano ancora gli ultimi accorgimenti importanti.

È necessario accompagnare il portfolio da una scheda di presentazione del lavoro che potrà anche essere raccontata a voce.

Infine ecco l’ultima attenzione: occorre raccogliere le foto in un unico contenitore.

Ne ho viste tante di “scatole” in questi anni: alcune erano sobrie, altre un po’ meno e alcune, poi, erano volutamente anonime.

Su questo ultimo punto non ci sono regole precise da seguire, a mio avviso, se non quella di dare costantemente valore a tutto il lavoro prodotto e se un contenitore può facilitare questo compito, vuol dire che occorrerà sceglierne uno di buona fattura.

Chiudiamo la triangolazione

Siamo arrivati a chiudere la nostra importante triangolazione davanti al lettore del portfolio. Consiglio, in questo punto, di seguire, riadattandoli, i preziosi consigli di Bruno Munari che ai giovani designer suggeriva di comportarsi sempre come dei progettisti professionisti che, al contrario dei progettisti romantici, non si innamorano della prima idea, ma valutano bene sempre tutte le possibilità prima di operare ogni scelta.

Le fotografie, davanti a chi le dovrà leggere andranno sistemate secondo l’ordine stabilito dal fotografo e da quel momento in poi saranno solo le fotografie a parlare.

Quello che seguirà potrà essere un grande momento di arricchimento solo se ci si disporrà con la mente aperta e ci si allontanerà da un attaccamento possessivo del proprio lavoro: va reciso il metaforico cordone ombelicale che ha tenuto il fotografo troppo legati alla sua creazione

Queste fotografie, adesso, apparterranno solo a chi le vorrà leggere.

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info@federicacerami.it

Mi chiamo Federica Cerami, vivo a Napoli e mi occupo di fotografia e di arteterapia. Mi sono laureata in Architettura a Venezia con una tesi su “Il ruolo della fotografia nella lettura del territorio urbano”. Ho conseguito un diploma in Arteterapia scegliendo di specializzare i miei studi nella Fotografia Terapeutica. Insegno critica fotografica ad utenze diversificate, curo mostre di fotografia, organizzo eventi fotografici e conduco laboratori di arteterapia. Guardo alla fotografia cercando sempre di conoscere il“mondo”dell’autore; mi interessa l’aspetto comunicativo della fotografia, perché è l’elemento fondante del processo fotografico che va ben oltre le questioni tecniche. Mi piace pensare che la fotografia lasci una impronta, un segno quasi indelebile che parla del suo autore ma al tempo stesso parla anche del suo spettatore. Le fotografie raccontano storie di vita e costruiscono ponti tra le persone.

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