Monday, December 18, 2017
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Il caso dell’idraulico annegato nel lago Városliget o della sfrappola autarchica

A Budapest c’è Buda e c’è Pest e in mezzo c’è il Danubio. Per il solito gusto dell’andare al contrario inizio il giro in città partendo da Pest

Városliget © Ilas Tonino Risuleo

Un tram che si chiama desiderio. E infatti, magari averne uno bello così!

La linea M1 della metropolitana della città parte nei pressi della riva sinistra del Danubio e sferraglia verso nord. È un vero piacere viaggiare sulle vecchie carrozze gialle del convoglio e fermarsi nelle graziose stazioni con i pavimenti, le panchine, le finestre in legno e l’illuminazione che risalgono ai tempi dell’inaugurazione alla presenza dell’imperatore Cecco Peppe in persona nel lontano 1896. Scendo a Széchenyi fürdő, il nome è impronunciabile però scopro che fürdő significa bagni, nel senso di bagni termali. Salgo una rampa di scale e mi ritrovo, al freddo, in mezzo a un lussureggiante parco, quello delle terme appunto.

L’ispettore Papp mi aspetta seduto su una panchina, noto che ha la barbozza alquanto unta. Salta su e mi porge la mano… è unta anche quella, pazienza. Ci avviamo lungo uno stradello di ghiaia scricchiolante che costeggia il lago, mi parla fitto fitto con un largo uso di sch, di tz e di hk, non capisco granché ma tanto sono abituato a capire le cose guardando, più che ascoltando.

Ippopotami sorridenti e gentili signori sguazzano in apposite pozze

In questo parco si ritrovano significative folle di nativi che fanno visita alle giraffe dello zoo per poi tuffarsi nelle calde acque termali delle olimpioniche vasche dei Bagni Széchenyi.

Qui sopravvive il puro spirito socialista: vedo sterminate code d’individui con la spugna in spalla che attendono ordinatamente e in silenzio di obliterare lo scontrino per guadagnarsi il tepore dei saloni.

Papp mi precede indicandomi una sponda limacciosa che s’intravede nella nebbiolina grassa che sa di gas. Noto con sorpresa che sul lago del delitto non c’è una né una guardia né un medico ed è ancora più sorpreso il mio accompagnatore quando si rende conto che anche il cadavere dell’idraulico è sparito. Farfuglia e fa un sacco di gesti e di facce.  Gli spunta perfino una lacrima all’angolo dell’occhio sinistro, sarà il freddo? Mi tocca prenderlo sottobraccio e portarlo via prima che si deprima troppo. Mentre ci allontaniamo dal non luogo dell’omicidio tira fuori dalla tasca interna una fiaschetta schiacciata rivestita di serpente sintetico, dà una bella sorsata e poi me la passa.

Una bella sorsata di Pálinka per aperitivo

Il gusto di prugna – Szilva – evapora all’istante sulla mia lingua attaccata dai 65° del liquido infernale. Visto che da queste parti la considerano un aperitivo, per antipasto pretendo dei salatini che si dimostrino all’altezza. Papp pare riprendersi, la pálinka è un toccasana in certi casi, mi sorride anche… Mi tira quasi per il braccio trascinandomi verso Allatkerti keresztül, tradotto letteralmente sarebbe zoo-attraversamento.

Deve aver capito il mio italiano… quando si tratta di mangiare tutto il mondo è paese. Quasi al galoppo giungiamo al cospetto del chiosco delle reali meraviglie: sull’insegna a grossi caratteri in verde e bianco si legge LANGOS e accanto, PICCOLI SUPER DRINK. È un chiosco a tre scomparti dove si può scegliere tra cucina nazionale e gyros, sentito lo sfrigolare e annusato il vapore che si libera dalla finestrella del friggitore, la scelta è obbligata.

Cos’è il Langos e perché si parla tanto di lui

Conio per l’occasione questa massima cinopartenopea: tutto ciò che passa per l’olio bollente apre le porte del paradiso. Non c’è niente da fare, qui è il Langos l’autentico piatto nazionale, altro che goulash! Ed è anche semplice: una fragrante focaccetta con un generoso carico di panna acida e formaggio filante.

Sprofondato nel gelo in una poltroncina di plastica rossa vedo il mio buon Papp raggiungermi recando un maestoso vassoio su cui trionfa il prelibato manicaretto con accanto uno stivale di birra e una bottiglia da mezzo litro della demoniaca pálinka. È seguito da un paggio zingaresco che ne deposita un altro uguale sul nostro tavolino, di plastica rossa anche lui: un litro di pálinka in due quindi.

La valutazione è complessa, diciamo, due ippopotami… Hic!

(dedicato a Lumi Hullu e Cristiano)

Langos

6 Allatkerti krt.

Pestbuda

© Ilas / Tonino Risuleo

commissario@ilas.com

Quando ho cominciato a frequentare il commissario Maigret sono stato colpito dalla sua grande umanità. Ero un giovane ispettore allora e lui mi chiamava “il piccolo Antoine”. Avrebbe potuto restarsene autorevolmente alla sua scrivania e sguinzagliare noialtri per le strade a braccare e mettere all’angolo i malviventi. E invece no, indossava il suo pesante pastrano, metteva in tasca la pipa ancora tiepida e via. Prima di uscire però, il più delle volte, telefonava a casa per avvertire la Signora Maigret che non sarebbe rientrato per cena. Oggi a volerlo tradurre in italiano “il piccolo Antoine” suonerebbe un po’ come “il vecchio Tonino”.

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