Monday, December 18, 2017
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Da studentessa a docente: Viviane Izzo si racconta in uno shooting speciale

La vincitrice del premio Nikon Talent 2017 ospite della Ilas per un workshop di fotografia, rivolge un invito agli studenti: “Seguite le vostre passioni e lavorate su tutto ciò che c’è prima, durante e dopo

“La fotografia è interazione: ha bisogno della vostra energia per fare in modo che le cose accadano”: le parole di Viviane Izzo risuonano nella sala shooting e si fanno spazio tra il calore delle lampade, il rumore del phon e l’emozione di quindici studenti di fotografia.

Trenta occhi puntati addosso e una giovanissima fotografa che con parole semplici spiega la complessità del lavoro che stanno per affrontare. Per lei, ex studentessa Ilas, si tratta di uno shooting speciale: è il primo che la vede “dall’altra parte del set”, a coordinare il lavoro di chi si sta formando per diventare fotografo pubblicitario.

backstage dello shooting con Viviane Izzo

Viviane Izzo ha iniziato come gli studenti che oggi la ascoltano curiosi e pieni di ammirazione: con un corso annuale di fotografia pubblicitaria, ore di lavoro pratico e teoria, piccole grandi difficoltà, un sogno e tanta passione.

Cosa si prova a stare dall’altra parte della cattedra?

È una grande responsabilità, lo ammetto, ma ho cercato di mettere subito gli studenti a proprio agio: per me è una grande emozione ma per loro si tratta di una prova importante. Devono essere concentrati ma rilassati per trarre il più possibile dal lavoro sul set.

Raccontaci ancora del premio Nikon: la prima volta che ne abbiamo parlato, a pochi giorni dalla vittoria, eri ancora molto emozionata. Come si raggiunge un traguardo così prestigioso?

Allora è vero che ho vinto? Davvero ancora non riesco a crederci, forse non l’ho ancora metabolizzato. Ogni tanto ho la sensazione di averlo solo sognato.

Un sogno che hai potuto realizzare anche grazie al lavoro fatto qui alla Ilas. In che modo la tua formazione ha contribuito a questo risultato?

Il corso alla Ilas è stato molto importante per me, soprattutto per il lavoro fatto con il banco ottico: ritornare alle origini della fotografia mi ha permesso di lavorare sulle basi teoriche e pratiche che rendono unica la professionalità di un fotografo. L’approccio alla professione è uno degli aspetti determinanti per il nostro settore e devo ringraziare i miei docenti per avermi trasmesso questi valori.

Ieri studentessa, oggi docente: se avessi solo un minuto, cosa diresti ai ragazzi che oggi iniziano il tuo stesso percorso?

È un mestiere difficile, in continua evoluzione e con tanta competizione. Il messaggio che ho portato agli studenti è un invito a farsi guidare dalla passione: solo in questo modo si possono superare le difficoltà e si raggiungono traguardi importanti.

Passione, determinazione e tanto lavoro. Ma quanto incidono gli strumenti sulla qualità di una foto?

Solo in parte. Credo molto nel lavoro di team, soprattutto nel settore moda. È importantissimo creare l’ambiente giusto e fare in modo che ognuno dia il proprio contributo.

E la macchina fotografica? Quanto è determinante per un risultato di qualità?

Non credo che un pixel in più o in meno faccia grande differenza, vale molto di più l’occhio, la visione. Poi io ho un rapporto difficile con le macchine fotografiche: sono molto sbadata e ancora ricordo alcune notti passate a piangere per aver distrutto involontariamente una delle mie macchine. Mi consolo pensando che è talmente parte di me che forse non la percepisco come oggetto esterno.

Un po’ come accade per lo smartphone che ormai è una nostra appendice. A proposito di fotografia e smartphone: che rapporto hai con i social network e in particolare con Instagram?

Instagram è un mezzo fantastico di ispirazione e una fonte di aggiornamento. Mi piace molto ma soffro un po’ a caricare le mie foto: non mi piace dovermi limitare a dimensioni prestabilite.

Ci dici un paio di profili che segui e cosa ti piace di loro?

Amo tanto Team Walker un grande nome, di cui apprezzo lo stile e Nima Benati una fotografa giovanissima che seppure molto diversa da me, apprezzo tantissimo.

E il tuo profilo Instagram, come lo gestisci?

Ho iniziato come tutti, per pubblicare foto intime senza darmi grandi obiettivi. Credo ci sia ancora la mia prima foto di piedi sul marciapiedi, un classico di Instagram. Oggi è molto diverso: i social network sono fondamentali per promuoversi e farsi conoscere. Di recente ho chiuso un lavoro molto importante grazie ad un contatto sulla mia pagina Facebook. Incredibile!

Qual è la sfida più grande che dovrai affrontare nel prossimo futuro?

La sfida più grande sono state le foto fatte alle bambine albine (n.d.R. i soggetti della foto premiata dal Nikon Talent 2017) che rappresentano il mio ideale di bellezza e che mi hanno costretta a superare numerosi limiti. Non potevamo usare luce diretta su di loro e abbiamo dovuto gestire la loro difficoltà a guardare gli oggetti a distanza e a metterli a fuoco. I loro occhi si muovono in continuazione. È stato davvero incredibile riuscire a raccontarle nei miei scatti.

Il tuo scatto o tecnica preferita?

In generale non amo gli scatti troppo duri, scelgo diffusori e bank per renderli eterei. Inoltre dedico grande cura alla progettazione del set e alla selezione degli oggetti di scena. La foto che ha vinto il contest ad esempio ha richiesto almeno un mese di progettazione.

Su cosa dovrebbero puntare i ragazzi che stanno per concludere il loro percorso alla Ilas?

Credo che oggi il fotografo debba occuparsi di diversi aspetti che vanno dalla progettazione dello scatto, alla gestione del set, fino alla gestione dei clienti e della comunicazione. Solo il fotografo ha la visione d’insieme e per garantire prodotti di qualità bisogna riuscire a tenere sotto controllo anche ciò che non riguarda direttamente lo scatto.

Sul tuo sito dici di te: “La mia passione per la fotografia nasce dal desiderio di immortalare e tirare fuori ciò che spesso non si riesce a condividere, rendendolo una realtà eterna e tangibile”. Ci racconti di più?

Forse come tanti miei colleghi quando ho iniziato a fotografare volevo fermare nel tempo quello che vedevo e vivevo. Ho lavorato tantissimo su me stessa, su miei ritratti. Poi ho spostato l’obiettivo e ho  provato a raccontare gli altri: così ho scoperto la mia inclinazione per le foto fashion e i ritratti. E l’emozione più grande resta quella di riuscire a raccontare le persone, il loro mondo, le loro storie anche senza conoscerle, andando oltre ciò che si vede.

info@macome.net

Da oltre dieci anni mi occupo di comunicazione online. Colleziono libri, taccuini e penne colorate. Amo osservare e imparare. Non potrei vivere senza caffè, computer e smartphone.

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