Monday, December 18, 2017
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L’eredità del Festival FotoGrafia: un fondo permanente al MACRO

Al MACRO le mostre di Léonie Hampton e Guy Tillim segnano la chiusura del Festival di fotografia di Roma e definiscono le ultime linee del suo Fondo Fotografico che documenta la città nel nuovo millennio

Festival Fotografia

Chiude il Festival FotoGrafia di Roma

E’ Leonie Hampton l’artista protagonista della Commissione Roma 2017, che, giunta alla sua quindicesima produzione, va a costituire un vero e proprio fondo all’interno delle collezioni dei musei civici cittadini.

“Il festival FotoGrafia ha avuto il grande merito di coinvolgere tantissimi artisti internazionali, di farli dialogare con la nostra città e il suo tessuto creativo, investendo su nuove produzioni, scambi e partenariati eccellenti.
Il lascito del Festival per la città è straordinario perché proprio grazie alla sua Commissione Roma che negli anni ha visto alternarsi alcuni dei più grandi fotografi mondiali, riusciamo ad acquisire al patrimonio delle nostre collezioni civiche una serie unica di produzioni che documentano Roma nel nuovo millennio. Su questa ricchezza costruiremo dal prossimo anno una nuova stagione di promozione della fotografia coinvolgendo nel modo più esteso
possibile la città, anche in considerazione della penetrazione che questa forma di espressione e racconto ha assunto nella vita di noi tutti e particolarmente dei ‘nativi digitali”, spiega il Vicesindaco con delega alla crescita culturale Luca Bergamo.

Le ultime due grandi mostre del Festival

Quest’anno, per celebrare la chiusura del festival, al MACRO vengono presentate due grandi mostre: la nuova Commissione Roma, dal titolo Mend, nella sua XV edizione che ha inaugurato al MACRO il 7 novembre 2017 realizzata da Léonie Hampton, già in passato protagonista di FotoGrafia e la prima antologia italiana O Futuro Certo di Guy Tillim, autore simbolo del festival presentato a più riprese e protagonista della Commissione Roma nel 2009 e recentemente vincitore del prestigioso HCB Awards.

Le mostre, a cura di Marco Delogu con la collaborazione di Flavio Scollo, sono promosse da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

La storia del Fondo Fotografico

A partire dal 2003, la Commissione Roma ha incaricato ogni anno dei grandi fotografi internazionali per la realizzazione di un “ritratto” della Capitale in totale libertà interpretativa, confrontandosi con la città in base alla propria estetica e al proprio vissuto al fine di comporre un grande mosaico urbano realizzato con più sguardi.

Inaugurata con Josef Koudelka nel 2003, ha visto poi succedersi fotografi come Olivo Barbieri (2004), Anders Petersen (2005), Tim Davis (2013), Marco Delogu (2014), Paolo Pellegrin (2015) fino a giungere alle due Rome Commissions affidate all’americano naturalizzato sudafricano Roger Ballen e all’inglese Simon Roberts nel 2016. Oltre ai fotografi che hanno lavorato alla Commissione Roma, il progetto ha visto coinvolti nel tempo molti altri autori tra cui Martin Bogren, David Farrell, Matthew Montheith, Hans-Christian Schink, David Spero, Pieter Hugo, Juan Fabuel, Agnes Geoffray e Miguel Rio Branco tra gli altri.

Festival Fotografia

Note biografiche di Léonie Hampton e Guy Tillim

Léonie Hampton è una fotografa britannica conosciuta e apprezzata soprattutto per l’approccio molto intimo con il quale interagisce con i suoi soggetti, quasi esclusivamente nuclei familiari. Nuclei, questi, con cui Leonie entra in contatto molto diretto, insinuandosi nella loro quotidianità, quando il nucleo familiare oggetto delle sue indagini non è quello di cui essa stessa fa parte, come invece accade nella sua serie The Shadows of Things, in cui l’artista affronta i disturbi ossessivi compulsivi della madre. Léonie viene a Roma accompagnata dalla sua giovane famiglia e si è avventurata nella città guidata dagli Stalkers, un gruppo artistico riconosciuto per la sua enciclopedica conoscenza dei luoghi meno noti di Roma – i suoi edifici ed i progetti urbanistici incompiuti, gli ampi spazi abbandonati che ritornano alla flora selvaggia e agli animali, ed i villaggi temporanei che sorgono sulle rive del Tevere, abitati da migranti intrappolati in un limbo legale. Concentrando la sua indagine sull’eredità di questi luoghi, le immagini di Léonie pulsano di un’energia misteriosa e sembrano descrivere un mondo sull’orlo del collasso eppure ancora brulicante di vita. Quella che ne è emerge è un’archeologia del contemporaneo che apre agli interrogativi su ciò che è accaduto in questo mondo e se ciò possa contenere gli indizi di cosa accadrà in un futuro prossimo.
Vai al suo sito.

Guy Tillim è un fotografo sud-africano principalmente conosciuto per i suoi lavori incentrati sulle regioni turbolenti dell’Africa sub-sahariana e che molta attenzione ha dedicato a Johannesburg e le sue tensioni, città di cui è originario. Vincitore con il suo ultimo progetto, Museum of the Revolution, del prestigioso HCB Award istituito dalla Fondation Henri Cartier-Bresson, quest’anno tornerà al MACRO di Roma per la sua prima retrospettiva italiana. Autore importante più volte in mostra a Roma dove ha collaborato assiduamente a FOTOGRAFIA; la prima volta nel 2006 con Petros Village, per poi ritornare nel 2009 chiamato proprio dalla settima edizione della Commissione Roma grazie alla quale ha prodotto Roma, città di mezzo. Ha poi ripreso parte al festival suggellando una grande e duratura amicizia esponendo Second Nature – Polynesia nel 2013 e poi nel 2015 i ritratti in bianco e nero dei miliziani della Mai Mai Militia. Tutti questi lavori, insieme al progetto vincitore dell’HCB Award e a fotografie provenienti da Leopold and Mobutu (2004), Congo Democratic (2006), Second Nature – Sao Paulo (2012), Joburg: Points of View (2014), Edit Beijing (2017) e molti altri lungo tutta la carriera dell’artista, saranno per la prima volta esposti in dialogo tra loro al MACRO di via Nizza nella mostra retrospettiva O Futuro Certo.

info@federicacerami.it

Mi chiamo Federica Cerami, vivo a Napoli e mi occupo di fotografia e di arteterapia. Mi sono laureata in Architettura a Venezia con una tesi su “Il ruolo della fotografia nella lettura del territorio urbano”. Ho conseguito un diploma in Arteterapia scegliendo di specializzare i miei studi nella Fotografia Terapeutica. Insegno critica fotografica ad utenze diversificate, curo mostre di fotografia, organizzo eventi fotografici e conduco laboratori di arteterapia. Guardo alla fotografia cercando sempre di conoscere il“mondo”dell’autore; mi interessa l’aspetto comunicativo della fotografia, perché è l’elemento fondante del processo fotografico che va ben oltre le questioni tecniche. Mi piace pensare che la fotografia lasci una impronta, un segno quasi indelebile che parla del suo autore ma al tempo stesso parla anche del suo spettatore. Le fotografie raccontano storie di vita e costruiscono ponti tra le persone.

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