Thursday, August 16, 2018
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Ethereal Warrior di Viviane Izzo: dalla Ilas al Nikon Talents 2017

Abbiamo incontrato la giovane fotografa per una intervista, dopo aver vinto il prestigioso premio Nikon Talents con il suo progetto Ethereal Warrior che l'ha vista primeggiare su oltre 1350 concorrenti.

© Viviane Izzo

Ethereal Warrior

Viviane Izzo, promettente fotografa napoletana, ha appena vinto il premio fotografico Nikon Talents 2017.

Occorre ricordare che il suo lavoro è stato scelto su 1350 portfolio esaminati dal team Nital, che questa volta ha aperto le porte anche ai giovani under 30. Questo lavoro, attraverso una narrazione lirica e determinata, racconta il tema dell’albinismo con delle immagini nelle quali la protagonista,“una piccola donna, forte della sua unicità, combatte ogni giorno per fare la differenza”

Mi preparo all’intervista e osservo con attenzione Ethereal Warrior, perdendomi nei suoi dettagli e poi cerco tutti gli altri lavori di Viviane, per provare a leggere tra le sue fotografie la sua vita.

Questa caccia al tesoro mi emoziona: ho davanti a me i suoi lavori che parlano a voce alta e raccontano tutto il vissuto che c’è stato per arrivare fino a questo importante momento della vita.

Viviane è una giovane donna che in soli 24 anni sembra aver accumulato la passione e la fermezza di tre vite messe assieme: ha cercato i suoi riferimenti fotografici nella formazione, con la pratica fotografica, tra i libri e nelle mostre di fotografia e li ha trovati tutti, facendone tesoro.

La formazione, un passaggio determinante

Proprio la formazione per Vivane Izzo è stata molto importante e vissuta con molta determinazione.
Entra alla Ilas nel 2014, e frequenta il Corso di Fotografia Pubblicitaria Professionale, nella sezione di Pierluigi De Simone.
I mesi passati nella scuola mettono a fuoco tutta la passione e l’energia di Viviane che trova in Piero, come avrà più volte a dire lei stessa, una guida, un mentore e anche un amico al quale potersi rivolgere per dare forma concreta e forte alle sue idee.
È bello sapere che a vincere questo contest sia stata una giovane fotografa napoletana e che questa fotografa abbia aperto la sua finestra sul mondo della fotografia proprio a Napoli, nella scuola che lei ha vissuto come spazio di approdo e di partenza al tempo stesso, proiettata già verso il futuro, la sua professione. Oggi, Viviane ha il suo studio fotografico, Spazio46Fotografia, nel quale dà vita ai suoi lavori.

L’intervista

Federica Cerami: Viviane partiamo dalla fine di questa storia. Che effetto ti ha fatto vincere il Nikon Talents?

Viviane Izzo: Quest’anno il Nikon Talents celebrava i 100 anni dalla nascita della Nikon, per l’occasione hanno quindi deciso di stabilire come tema “100 e lode”, senza dividere però la competizione in sottocategorie di genere come invece era sempre stato per le edizioni precedenti.

Questa decisione per me era destabilizzante; come si fa a confrontare foto di generi completamente diversi e scegliere  tra quelle un unico vincitore assoluto?

Avrebbero mai potuto vincere delle foto di ricerca su meravigliose foto di paesaggio?

Eppure leggendo le guidelines del concorso non ho avuto dubbi su quali foto avrei dovuto caricare, niente più del progetto “Ethereal Warrior” avrebbe potuto parlare meglio di me e della mia visione sulla fotografia e perciò ho deciso di provarci.

Scaduto il termine degli invii, ogni giorno seguivo la stessa routine: arrivavo in studio, controllavo la mail, i social ed il sito del Nikontalents.

Lentamente, poi, ho messo a tacere anche quella piccola vocina che mi diceva di sperarci, tanto più che i vincitori sarebbero stati avvisati almeno 15 giorni prima del termine tramite mail: eppure di un comunicato ufficiale nemmeno l’ombra! Un giorno, durante la solita routine mattiniera, ho aperto il sito del Nikontalents e mi sono trovata di fronte l’enorme scritta “Vincitore Assoluto NikonTalents 2017: Viviane Izzo”. Panico.

Ricordo solo di aver sentito come un pugno allo stomaco e poi tanta confusione, ho iniziato a piangere e tremare, non sapevo se potevo davvero lasciarmi andare e gioirne o frenarmi e razionalizzare, in fondo non avevo avuto alcuna comunicazione a riguardo!
Ho immediatamente scritto alla Nikon per chiedere conferma e con molta gentilezza mi hanno fatto i complimenti per il premio vinto e per il lavoro svolto, per poi chiedermi di attendere pazientemente la comunicazione con il verdetto della giuria ed il codice per ritirare il premio.
Più della vittoria in sé, più dell’importanza di questo concorso e più del grande senso di appagamento per un risultato raggiunto dopo innumerevoli sacrifici, ciò che più mi ha inorgoglito è stato il commento della giuria: 

“Gentile Viviane,

abbiamo il piacere di comunicarti che il tuo portfolio fotografico è stato selezionato come il migliore dei 1.358 partecipanti al contest fotografico Nikon Talents 2017: complimenti! 

Le tue tre opere, oltre ad essere davvero perfette tecnicamente, sanno raccontare tante storie contemporaneamente, sono originali ed evocative e riescono a trasportare chi le osserva “dentro” di esse.

Siamo certi che meriti il Primo Premio, per il talento fotografico, l’emozione e la passione che riesci a trasmettere attraverso le tue fotografie.”

Pensare che delle persone altamente competenti abbiano letto il mio cuore, la mia passione, tutti i miei sforzi, le sconfitte e le vittorie in un progetto in toto così mio, è stata la gioia più grande che potessi mai pensare di provare.

FC: Quando e in che modo hai capito che la fotografia sarebbe stato il pilastro della tua vita?

VI: Penso sia successo attorno ai 17 anni, quando ho iniziato con le prime fotografie improvvisate nelle aule di scuola. Ho sempre avuto problemi a comunicare con le persone, a farmi ascoltare e comprendere, poi d’un tratto la fotografia mi ha fornito un linguaggio allo stesso tempo mio e universale, col quale poter parlare a tutti delle cose che vedevo e sentivo, facendomi comprendere chiaramente e meglio di qualsiasi parola avrei mai potuto usare. Lì ho capito che avrei voluto e potuto solo occuparmi di fotografare nella mia vita.

FC: Chi è stato importante nel tuo percorso formativo e in che modo ha contribuito a fare di te la fotografa di oggi?

VI: Senza dubbio alcuno, il mio amatissimo prof. di fotografia alla Ilas, Pierluigi De Simone.

Fin dalla prima lezione ho sentito subito di avere di fronte una persona speciale, oltre che un grande  professionista ovviamente; la sua sensibilità ed il suo modo di approcciarsi alla fotografia li ho sempre sentiti molto vicini e questo mi ha spinto da subito a cercare il confronto, sempre, ed ogni volta ho ricevuto consigli veri e sinceri. Grazie a lui, al suo supporto costante e spassionato, ai suoi insegnamenti che spaziavano in ogni campo della professione e della vita, al suo continuo spronarmi a superare i limiti che mi imponevo da sola, al suo incredibile modo di considerarmi una collega più che un’allieva, oggi sono una persona ed una fotografa migliore. Piero è stato e rimarrà sempre per me il riferimento più grande, nutro una stima immensa per lui e non lo ringrazierò mai abbastanza per tutto quello che mi ha donato.

FC: Ci racconti un po’ del tuo lavoro e di una tua giornata tipo?

VI: Ci sono due grandi categorie nelle quali divido il mio lavoro: la fotografia pubblicitaria e la fotografia di wedding: non è per niente semplice occuparsi della promozione e della realizzazione di entrambe le attività.

Per fortuna posso contare sull’aiuto del mio compagno Salvatore che si occupa di gestire la parte “social”, quella burocratica e la maggior parte del contatto col cliente, permettendomi, così, di potermi occupare quasi esclusivamente della parte organizzativa, artistica e di ritocco.

Inutile dire che trascorriamo la stragrande maggioranza del tempo in ufficio, davanti ai nostri computer: io a ritoccare foto e lui a fare social media; ma possono capitare giornate dedicate interamente alle telefonate con i clienti oppure quelle in cui bisogna allestire lo studio per il set del giorno dopo, giornate trascorse a studiare nuove tecniche e nuovi approcci oppure quelle in cui bisogna ricercare mood, modelle e tutto il necessario per mettere in piedi uno shooting, giornate trascorse ad incontrare clienti fuori o dentro lo studio oppure quelle dedicate all’accrescimento del proprio portfolio da proporre ai clienti e così via. Ovviamente quando si scatta, è sempre la mia parte preferita.

FC: Guardando i tuoi lavori ho come la sensazione che tu sia alla continua ricerca della bellezza, ovunque si annidi, per poterla poi portare agli onori della ribalta. Da dove nasce questo tuo lirico desiderio?

VI: Sono una persona estremamente sensibile, silenziosa ed introspettiva e questo mi ha permesso di sviluppare una grande capacità di osservazione.

Ho sempre dato grande importanza alle piccole cose che vedevo in ciò e in chi mi circondava e scoprire che spesso, per gli altri, quelle cose passavano inosservate, per me era imperdonabile. Con le mie fotografie, soprattutto quelle di ritratto, cerco di scovare ciò che tutti ci affanniamo tanto a tenere dentro per l’assurda convinzione che rappresenti il nostro punto debole, un qualcosa di cui non farci vanto; mi piace trovare quelle bellezze nascoste e trasformarle in qualcosa di visibile a tutti, di eterno e inconfutabile.

FC: Mi colpisce la tua versatilità nel passare da un tipo di narrazione fotografica a una altra, mantenendo ferma, però, la tua cifra stilistica. Mi è sembrato di scorgere nelle tue immagini, tracce di alcuni padri della fotografia contemporanea a me molto cari.

Quali sono stati e quali sono i tuoi riferimenti fotografici? 

VI: I riferimenti fotografici sono tantissimi, com’è giusto che sia, credo che la ricerca sia la linfa più grande ed importante per un fotografo e non deve fermarsi mai. Ho amato molto i ritratti di Julia Margaret Cameron, i meravigliosi bianchi e neri di Richard Avedon ed Irving Penn, le atmosfere fiabesche di Tim Walker, il concetto di ricerca di Diane Arbus, l’infinita classe e semplicità di Giovanni Gastel, l’impressionante capacità di far parlare le foto di Annie Leibovitz per arrivare ai contemporanei Steven Meisel e Mert & Marcus, così come tanti altri “piccoli/grandi” talenti dei giorni nostri, la lista sarebbe infinita se volessi menzionarli tutti.

FC: Tu spazi dalla moda, alla pubblicità alla fotografia di cerimonia. C’è un genere fotografico al quale vorresti avvicinarti per sperimentare?

VI: Generalmente, credo molto nella settorialità, a dire il vero, e penso che fare troppe cose comporti sempre una perdita di qualità da qualche parte.

C’è da dire che sono una persona fortemente autocritica e molto esigente, perciò prima di lanciarmi nel proporre il mio lavoro a qualcuno, devo essere davvero certa di poter offrire un prodotto di qualità, altrimenti desisto e passo la palla a chi è in grado di occuparsene a dovere. Per il momento, penso che il mio limite arrivi lì dove finisce la sperimentazione con “gli esseri umani”, mi reputo molto fortunata e felice di riuscire ad arrivare alle persone trattando più di un genere fotografico.

FC: È molto difficile oggi riuscire a vivere con la fotografia. Quale consiglio ti sentiresti di dare a chi ci sta provando o a chi è in procinto di farlo?

VI: Innegabilmente il mondo della fotografia è saturo di offerta e dovrete fare i conti ogni giorno con gli svantaggi che ciò comporterà alla vostra attività, ma quello che mi sento di consigliarvi è di non sprecare le vostre energie passando il tempo a preoccuparvi del lavoro di qualcun altro; nessuno sarà mai in grado di offrire lo stesso lavoro che potete offrire voi e questa consapevolezza deve essere il vostro punto di forza. Le delusioni saranno tante e le difficoltà da affrontare ancor di più, ma se questa è la vostra passione non dovete permettere a nulla di fermarvi. Siate umili, affamati di conoscenza e ricerca e non smettete mai di crederci, perché le soddisfazioni che arriveranno a premiarvi dei vostri sforzi ne varranno sempre la pena.

FC: C’è un nuovo progetto al quale stai lavorando in questo periodo?

VI: Ci sono tre progetti ai quali mi sto dedicando: uno parla delle donne, uno delle fiabe ed uno della depressione. Sono progetti “grandi” per impegno e durata, richiedono molto tempo e cura per essere sviluppati, perciò al momento preferisco non dire altro. Magari ci risentiamo più in là per un’anteprima?

L’intervista è terminata: Viviane mi ha travolto con la sua energia e il suo ottimismo e resto ancora ferma a guardare le sue fotografie e a pensare alla magia della fotografia.

Si possono inseguire i sogni, penso, solo quando li senti veramente tuoi, magari facendo proprio l’aforisma inglese di Jack Canfield che dice: Tutto quello che vuoi è dall’altra parte della paura.

© Viviane Izzo
© Viviane Izzo

info@federicacerami.it

Mi chiamo Federica Cerami, vivo a Napoli e mi occupo di fotografia e di arteterapia. Mi sono laureata in Architettura a Venezia con una tesi su “Il ruolo della fotografia nella lettura del territorio urbano”. Ho conseguito un diploma in Arteterapia scegliendo di specializzare i miei studi nella Fotografia Terapeutica. Insegno critica fotografica ad utenze diversificate, curo mostre di fotografia, organizzo eventi fotografici e conduco laboratori di arteterapia. Guardo alla fotografia cercando sempre di conoscere il“mondo”dell’autore; mi interessa l’aspetto comunicativo della fotografia, perché è l’elemento fondante del processo fotografico che va ben oltre le questioni tecniche. Mi piace pensare che la fotografia lasci una impronta, un segno quasi indelebile che parla del suo autore ma al tempo stesso parla anche del suo spettatore. Le fotografie raccontano storie di vita e costruiscono ponti tra le persone.

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