Sunday, November 29, 2020
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Le Cyrano in Rue Biot. Il posto unico dove il gioco di specchi moltiplica i bicchierini e le bevute

Per assaggiare un Mandarin Curaçao basterebbe seguire Luis Buñuel fino al posticino che lui sa. Oppure prendere il primo treno notturno per Parigi e andarselo a cercare al Le Cyrano

Le Cyrano © Tonino Risuleo

Riuscirò a dipingere i miei sogni?

Si poneva questa domanda Gustave Moreau davanti alla tela bianca. Un unicorno ci riesce a sostenere lo sguardo della sua femme fatale? Nel suo dipinto del 1885 c’è  la prova che è possibile.

Talvolta la curiosità fa scoprire certi percorsi che, alla fine, spiegano tante cose. Moreau era uno dei pittori più amati dai surrealisti proprio perché nelle sue visioni fin troppo oniriche c’era la stessa febbre di quella banda di artisti che si riunivano in concitati conciliaboli a base di fantasia, cibo e chiacchiere.

E talvolta anche qualcosa di più forte! E allora sono passato per il Cimitero di Montmartre dove riposa –si dice così in questi casi estremi– il grande pittore nato e morto a Parigi. Una piccola pietra o un qualsiasi ninnolo lasciati sul bordo della lapide possono andare bene per segnalare la visita.

Ma dove erano soliti riunirsi quegli sfrenati buontemponi dei surrealisti?

In effetti proprio lì vicino. Basta passare il Pont Caulaincourt, scendere per il Boulevard de Clichy fino alla piazza e lì, sulla destra, c’è la Rue Biot. Al numero 3 resiste ancora Le Cyrano schiacciato dal “Pollicino” che in realtà è un gigantesco restaurant bar! 

Siamo in zone toste, ai tempi c’erano le sfrenatezze di Pigalle, c’era (e c’è ancora) Le Divan du Monde.

E loro, che nelle dissolutezze ci sguazzavano, sedevano ai tavoli del Cyrano, tra le pareti a specchio e i mosaici psichedelici dedicati a Cyrano de Bergerac a cui Rostand faceva dire “Cantare, sognar sereno e gaio, libero, indipendente, aver l’occhio sicuro e la voce possente”. Sedevano e mangiavano, ancora di più bevevano, fumavano e gridavano la loro rivolta artistica.

Anche oggi questo posto che si è addomesticato al nostro tempo è ufficialmente definito “le bistrot des musiciens et comédiens“.

Quindi una visita di cortese riconoscenza è dovuta

Il posto è così: a tutte le ore si possono mangiare piccole delizie, stando seduti un po’ stretti e con un’ottima visuale sul colorato andirivieni di tipi e tipe d’ogni nazionalità. La scelta del boisson è a discrezione dell’avventore: il pittore Tanguy si deliziava con un mix di Amaro Picon e birra con un’ombra di granatina. Ed io, visto che si era già alle sei del pomeriggio, ho iniziato il percorso con un ovvio Pernod che apre lo stomaco e s’intona con qualsiasi altra cosa si voglia bere poi. E di seguito per le papille ho scelto delle eleganti e gustose tartine tiepide con le melanzane e un caprino piccante, accompagnate da una croccante insalata fresca. Il bistrot è così, rende tutti più raffinati!

E si va avanti: una cosina si mangia e una cosetta si beve, per tutto il tempo che si vuole perché i camerieri solerti, in continuazione, portano doni.

Attenzione, quando arriva il momento di cercare il bagno, c’è da impegnarsi per scoprire dietro quale maledetto enorme specchio si cela.

Valutazione: la poesia non va a peso!

commissario@ilas.com

Quando ho cominciato a frequentare il commissario Maigret sono stato colpito dalla sua grande umanità. Ero un giovane ispettore allora e lui mi chiamava “il piccolo Antoine”. Avrebbe potuto restarsene autorevolmente alla sua scrivania e sguinzagliare noialtri per le strade a braccare e mettere all’angolo i malviventi. E invece no, indossava il suo pesante pastrano, metteva in tasca la pipa ancora tiepida e via. Prima di uscire però, il più delle volte, telefonava a casa per avvertire la Signora Maigret che non sarebbe rientrato per cena. Oggi a volerlo tradurre in italiano “il piccolo Antoine” suonerebbe un po’ come “il vecchio Tonino”.

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