Thursday, October 19, 2017
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Anche quest’anno niente Grecia. Allora foglie di vite ripiene e un ouzo plomari liscio

A Trastevere ci si va per la Festa de Noantri, per l’ascesa di via Garibaldi fino ai busti dei patrioti del Gianicolo aspettando la cannonata di mezzodì. O per un sorso di Grecia senza scalo

ouzo © Tonino Risuleo

Troppe isole, troppi vecchi sassi, troppe capre.

Ogni volta che decido di partire per la Grecia raggiungo al telefono i trecento amici e parenti che ci sono già stati. Comincio da quelli a cui penso di somigliare, passo a quelli che ci sono andati più di recente, poi ai fissati del campeggio e alla fine ai mangiatori di moussakà.

Se prima ero indeciso adesso la fatica dell’incertezza mi stringe alla gola. Troppe isole, troppi vecchi sassi, troppe capre. Sai che c’è? Vado al cinema a vedere i cannoni di Navarone e poi faccio un salto all’Ouzeri Taberna… alla faccia della Peloponísous Ferries e tutti i pesci delle Cicladi.

A Trastevere ci si va per la Festa de noantri, per l’ascesa su per via Garibaldi fino ai busti dei patrioti del Gianicolo o per gli artisti di strada a Santa Maria in Trastevere.
La mia meta preferita è il negozio di scarpe Sorropago che da svariati decenni produce e vende le Giselle per le ballerine classiche, decine di modelli di scarpette clericali e calzature ortopediche per piedi equini. Un breve sguardo alla vetrina vale uno zompo all’indietro fino all’era del cuoio e del laccio. Il tutto anche in taglia 46.

Un bicchieretto di ouzo profumato di esotico.

 L’Ouzerie si nasconde in un vicoletto discosto dalla movida… come si dirà movida in trasteverino? Ah già, caciara. In greco invece nychteriní zoí.

Comunque! Al numero 2 di via dei Salumi si apre l’ingresso della taverna che per colori e atmosfera ricorda molto gli equivalenti originali; almeno per sentito dire dai commensali della serata.
A un simpatico tavolo d’angolo (e dove sennò!) arriva subito un bicchieretto di ouzo profumato di esotico che apre lo stomaco per ricevere quanto offre la cucina.

I piatti sono quelli tipici delle guide di viaggio. Si parte con una serie cospicua di antipasti molto vari e saporiti in cui fa bella mostra di se l’immancabile foglia di vite Dolmade. E poi, a cascata, Souvlaki, Tirokroketes, Kolokythokeftedes, Soutzoukakia smyrneika, Tzatziki, Fasolakia me kreas, Revithokeftedes, ci si aiuta arraffando le cose con un pezzo di Pita morbida e spugnosa che cattura gli umori migliori della crema di melanzane affumicate Melitzanosalàta all’aglio.

Ai tavoli si fa bisboccia.

Finalmente la vera insalata greca Horiatiki con le portentose oliva Kalamata e perché no, una mattonella di Spanakopita praticamente una torta rustica di spinaci. Intanto vanno giù i bicchieri di Retzina e anche di Kokkineli che è rosato e anche lui resinato.

Ai tavoli si fa bisboccia in attesa delle note di un Sirtaki; le voci si accavallano per effetto dell’ouzo, d’alta parte questa è un’ouzeria! Anche la retzina ci mette del suo e a ballare cominciano le gambe delle sedie a cui, sempre con maggiore difficoltà, ci si affida per mantenere un barlume di equilibrio. Ed ecco che in aiuto giunge l’amico inaspettato: 

il dessert che qui è un trionfo di pasta filo e miele colante. Alla diciottesima mini Baklava recupero la stabilità, almeno fino a raggiungere la cassa per pagare un conto sorprendentemente conveniente. Assolutamente deleterio invece il bicchierino della staffa sorbito assieme alla simpatica padrona di casa che ottiene anche la mia iscrizione al prossimo corso d’introduzione al ballo greco. Inizio lunedì.
Valutazione quattro o cinque buchi su quanto volete voi.

commissario@ilas.com

Quando ho cominciato a frequentare il commissario Maigret sono stato colpito dalla sua grande umanità. Ero un giovane ispettore allora e lui mi chiamava “il piccolo Antoine”. Avrebbe potuto restarsene autorevolmente alla sua scrivania e sguinzagliare noialtri per le strade a braccare e mettere all’angolo i malviventi. E invece no, indossava il suo pesante pastrano, metteva in tasca la pipa ancora tiepida e via. Prima di uscire però, il più delle volte, telefonava a casa per avvertire la Signora Maigret che non sarebbe rientrato per cena. Oggi a volerlo tradurre in italiano “il piccolo Antoine” suonerebbe un po’ come “il vecchio Tonino”.

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