Tuesday, October 20, 2020
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Antica taverna Maometto dal 1908: l’abito non fa il monaco e neanche il muezzin

Prima o poi ci si passa davanti. Cioè se siete a San Giorgio Jonico e decidete di andare a fare un bagno a Marina di Pulsano, costretti dal solito ghirigoro di sensi unici, entrate da

© Tonino Risuleo

Maometto e le polpette segrete

Prima o poi ci si passa davanti. Cioè se siete a San Giorgio Jonico e decidete di andare a fare un bagno a Marina di Pulsano, costretti dal solito ghirigoro di sensi unici, vi capiterà di notare un portale monumentale in scala ridotta di un curioso luogo di culto arabo-romanico. 

Siamo in via Roma a Pulsano (TA), Maometto e le sue polpette segrete vi attendono al varco. Entriamo in una sala d’ingresso con un bancone da bar e qualche tavolo, ci inoltriamo in un cunicolo degno di un mastio crociato con sprazzi o spruzzi di colore alle pareti: una vertigine, il suk mal descritto da uno scenografo distratto. 

Scegliamo un tavolo da cui godere il passaggio dei piatti ricolmi di cozze, mozzarelle, peperoni, le misteriose polpette e molto altro. Ma… prima viene il dovere. Chi è Maometto e perché non serve il cous cous? Interroghiamo un simpatico cameriere – è lì solo da due mesi – che ammette di essere stato preso anche lui in contropiede dall’assenza totale di piatti mediorientali sulla carta. E allora Maometto?

Nella vecchia taverna all’ombra del Castello

Il ragazzo abbassa la voce e in un sussurro che dura un solo minuto ci svela l’intera storia. Nonno Maometto, vivace tarantino purosangue, nei primi anni del secolo scorso fece parlare il paese per via della sua tendenza involontaria alla bigamia: più mogli come il profeta! Nella vecchia taverna all’ombra del Castello De Falconibus ci volle poco a farsi un nome. 

Poi arrivarono gli eredi, con una visione più corretta dei rapporti familiari e un cambio di sede. Ma anche qui niente tabulè, piuttosto sostanziose specialità della più schietta cucina tarantina con prodotti esclusivi del territorio, come si ama dire. 

Si comincia con l’antipasto della moschea in arrivo direttamente dall’orto, dal caseificio, dal macellaio e dalla pescheria. Sono dieci portate, provo a enunciarle tutte: prosciutto, mozzarelline, parmigiana di zucchine, le polpette segrete, peperoni con capperi e olive, scamorza grigliata, melanzane al forno, cozze gratinate, cozze alla marinara, polpo in insalata. Si, sono tutte, almeno sono quelle di quel giorno.

Se sentiste un nitrito, non chiedetevi nulla.

I primi sono da scegliere tra le tradizionali orecchiette con le cime di rapa o il pesto dell’odalisca, scialatielli con pescato vario, casarecce con “ragù” d’involtino di cavallo. E i secondi pure sono tanti, buoni e stravaganti. E se a un certo punto sentiste un nitrito non chiedetevi nulla. Gli involtini, il gulash, le polpette segrete che nitriscono anche loro, un polpo morbido alle verdure e cozze a pioggia, intorno piovono pure delle patatine tagliate a mano e fritte bene. 

Un discorso a parte si deve fare sul vino. I ragazzi di Maometto propongono quello della casa che esiste in cinque versioni: primitivo dolce naturale, primitivo “asciutto”, una miscela portentosa e misteriosa di questi due, un rosato di negroamaro e un bianco. Basta inventare gli abbinamenti. 

I dolci? E chi li ha chiesti. Valutazione? Semplice: Niente buchi, ho sfilato la cintura e l’ho appesa alla spalliera della sedia sorseggiando un bicchieretto di S.Marzano in attesa di potermi rialzare.

commissario@ilas.com

Quando ho cominciato a frequentare il commissario Maigret sono stato colpito dalla sua grande umanità. Ero un giovane ispettore allora e lui mi chiamava “il piccolo Antoine”. Avrebbe potuto restarsene autorevolmente alla sua scrivania e sguinzagliare noialtri per le strade a braccare e mettere all’angolo i malviventi. E invece no, indossava il suo pesante pastrano, metteva in tasca la pipa ancora tiepida e via. Prima di uscire però, il più delle volte, telefonava a casa per avvertire la Signora Maigret che non sarebbe rientrato per cena. Oggi a volerlo tradurre in italiano “il piccolo Antoine” suonerebbe un po’ come “il vecchio Tonino”.

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