Tuesday, October 20, 2020
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Pignasecca, pescesecco, fruttasecca, pellisecche. Passeggiarci mai mi secca.

Alla Pignasecca si vende e si compra di tutto dalla Neonata alle scarpe Naick e alla Mezzaluna cafona, stole d’ogni tessuto e coccetti di Cap’e Monte. E quindi, si può mangiare di tutto

Pignasecca © Tonino Risuleo / Zendraglie

Una irresistibile immersione nella realtà.

Non so se il titolo può essere considerato una poesia essenziale d’ispirazione orientale o un tormentone nonsense alla Edward Lear, fate voi. Per certo, la solita scesa dalla Stazione di Montesanto per Portamedina fino a Piazza Carità, mi risulta ogni volta come una irresistibile immersione nella realtà parallela che preferisco:

è come assistere a una proiezione di ricordi confusi in mille diapositive, di giallute stampe d’epoca sulla bancarella, di sogni biancastri all’alba e altro. Certo questa è una delle Napoli più pittografiche disponibili nel catalogo. 

Alla Pignasecca si vende e si compra di tutto dalla Neonata (di pesce) alla Napoletana per il caffè sottosopra; dalle scarpe Naick alla Mezzaluna cafona, stuoli di stole d’ogni tessuto e incerti coccetti e’ Cap’e Monte.
E – ça va sans dire – si può mangiare di tutto. Qui il mio libbriccino d’appunti s’intasa di note! Ma chiudo gli occhi e punto risoluto al punto.

Ovunque vi sediate sarà uno spettacolo.

Scendendo per la Pignasecca, sulla destra, al numero 14, c’è la vetrina aggettante de Le Zendraglie, che ipnotizza il viandante con madide strisce di trippa e altri pacchi d’interiora assortiti. Si può rimanere qualche minuto a boccaperta o infilarsi immediatamente nello stretto pertugio e accedere all’insospettabile localetto che si cela discreto all’ombra dei tralci di limone.

La piccola sala è stretta e storta per lasciare spazio alla cucina visibile dietro il vetro, ci si può accomodare a uno dei quattro-cinque tavoli con le tovaglie di carta o scendere per la scala che porta giù alla toilette dove si trovano altri tavoli riservati a chi vuole tutelare l’anonimato.

Ovunque vi sediate sarà uno spettacolo. Fuori un’umanità briosa che formicola nella via e dentro i gesti rapidi e sapienti di chi con le lame ci sa fare: il taglio delle striscette di centopelle, cubetti di muss ’e puorc’ e la sistemazione nel piatto con un filo d’olio e una spruzzata di limone si consuma in un attimo e l’antipasto più stravagante del mezzogiorno è servito.

C’è tutto quello che desiderate.

I Florenzano hanno generato solo figli d’arte: Tonino fa questo dal 1972. E dietro il vetro appannato dai vapori dei sughi c’è Liuba moldava alla nascita e poi mutata, per magia e per amore, in esperta cuoca di zuppa di carnecotta alla marescialla, pietanza misteriosa e indimenticabile.

Le labbra si appiccicano in un bacio grasso e definitivo e solo un bicchiere di bianco di Terzigno riesce a restituire la capacità e la voglia di continuare e provare ancora una nuova vertigine! Panza mia fatti capanna: spaghetti col soffritto, con genovese o al ragù, pasta patate e provola, pasta e fagioli ma pure con lenticchie o con piselli. Spaghetti a vongole o con alici pomodorini e olive, paccheri con pesce spada e melanzane.

Gli antipasti vanno bene come secondo; polpo all’insalata, alici marinate, peperoni e melanzane di ciardino, la mozzarella di Vico Equense… Che te lo dico a fare.
Ci sarebbero anche dei secondi classici e potenti, ci sarebbero i dolci… E c’è tutto quello che desiderate perché se non c’è si esce e si piglia, il mercato è lì e il forno pure.
Concludo: per una corretta valutazione occorre munirsi di una pinza fustellatrice!

commissario@ilas.com

Quando ho cominciato a frequentare il commissario Maigret sono stato colpito dalla sua grande umanità. Ero un giovane ispettore allora e lui mi chiamava “il piccolo Antoine”. Avrebbe potuto restarsene autorevolmente alla sua scrivania e sguinzagliare noialtri per le strade a braccare e mettere all’angolo i malviventi. E invece no, indossava il suo pesante pastrano, metteva in tasca la pipa ancora tiepida e via. Prima di uscire però, il più delle volte, telefonava a casa per avvertire la Signora Maigret che non sarebbe rientrato per cena. Oggi a volerlo tradurre in italiano “il piccolo Antoine” suonerebbe un po’ come “il vecchio Tonino”.

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