Thursday, October 19, 2017
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Sullo spot di D&G con gli attori di Game of Thrones

Qualche chiarimento per quelli che si scandalizzano per il nuovo spot di D&G con gli attori di Game of Thrones, ma non se un cartone animato pelato e forzuto aiuta le signore nelle pulizie di

key frame dello spot di D&G

Se siete tra quelli che disapprovano i nuovi spot di Dolce & Gabbana con gli attori di Game of Thrones perché fanno ricorso a una lunga collezione di luoghi comuni su Napoli, siete vittime di un fraintendimento.

Forse siete convinti che l’azienda abbia il dovere si raccontare la città in modo fedele (va’ a capire poi cosa significa), che dovrebbe raccontarne le contraddizioni, la bellezza, la genuinità?

Ma questa, vale la pena ripeterlo, è un’azienda e non un  EPT, e il suo compito non è incentivare il turismo (cosa che per altro fa, ma di rimbalzo), ma vendere abiti, profumi, occhiali.

Normalmente, un’azienda seria, alla luce di ricerche di mercato e dopo accurate riflessioni, sceglie il proprio posizionamento: vale a dire in che modo vuole essere percepita dal proprio target, di quali valori vuole farsi portatrice e di quali no, che tipologia di messaggi vuol dare o meno.

Si chiama branding, è un processo delicato, che solo in parte le aziende possono governare, perché è influenzato anche da ciò che accade nel mondo, dalle rappresentazioni sociali, dall’immaginario, da fatti contingenti e imprevedibili.

È un lavoro che richiede anni.

Ecco perché, quando un’azienda sceglie di legare il proprio nome a una città, come di fatto D&G stanno facendo da un po’ di tempo a questa parte, non lo fa perché vuole promuovere il turismo nella città suddetta, né tantomeno perché desidera comunicare un’immagine più autentica del luogo.

Lo fa perché quella città (o quell’attore/attrice/cartone animato etc) esprime già dei valori che sono in linea con la propria brand image.

Non è che l’azienda adatta la propria comunicazione alla città, ma sceglie una città che è “percepita” come adatta ai propri valori.

Percepita da chi?

Ecco, questo è un punto importante: se avete creduto di essere il target di D&G, vi chiedo gentilmente di aprire i vostri armadi e contare quanti capi avete dell’azienda, poi fate un’altra cosa: andate a leggere sul vostro passaporto qual è la vostra nazionalità e se, come immagino, c’è scritto italiana allora rasserenatevi: quello spot non è per voi.

Sono anni ormai che l’azienda ha costruito la propria immagine di marca intorno a valori “finto tradizionali”: diciamocela tutta, ma ‘ste donne in abiti provocanti che camminano per le città del sud bellissime e conturbanti, in questi pseudo anni ’50 di abiti longuette fasciatissimi (e splendidi), ma dove sono mai state?

La condizione delle donne nel profondo sud che questi due signori stanno inventando, era tutt’altra. Quindi si tratta banalmente di un racconto, di uno “storytelling”.

Allo stesso modo, Napoli viene reinventata attraverso il loro immaginario, per esprimere quest’idea di tradizione pacchiana, coloratissima, accogliente e calda che non ha alcun bisogno di essere vera, basta che sia verosimile, perché questo non è un documentario, questa è pubblicità.

Nessuno è mai insorto all’idea che un cartone animato forzuto e pelato aiutasse le signore a fare le pulizie, quindi vi invito a usare lo stesso sguardo anche per D&G.

darialr@gmail.com

Copy dal 2002, content editor dal 2004, curiosa dal 1978. Una donna che ama la sintesi.

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