Monday, December 18, 2017
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Questa estate andrò in vacanza con Massimo Vitali e Alex Prager

Accade così che durante la mia vacanza, alcune volte sono dentro il mondo ed altre volte lo osservo da lontano e, fortunatamente, in entrambe le situazioni, non sono mai sola. E voi con chi andrete

Io, anche quest’estate, andrò al mare con due compagni di avventura un po’ speciali: Massimo Vitali e Alex Prager.
Loro non lo sanno di essere, da tanti anni, i miei prescelti e di aver influenzato molto il mio modo di vedere il mare. Non vi è mai capitata una meravigliosa esperienza visiva che vi ha cambiato, per sempre, il vostro sguardo?
Credo sia importante, utile ma anche molto emozionante poter avere dei padri putativi fotografici che silenziosamente, attraverso i loro scatti, suggeriscono nuovi punti di osservazione.
Io cerco spesso dei riferimenti che mi possano accompagnare nella visione e nella comprensione del mondo.
È una ricerca che compio da sempre e, ogni volta che trovo un nuovo autore non mi accontento, mi viene subito voglia di trovarne un altro e un altro ancora.
Con il mare però è diverso: mi guardo dentro, ascolto le emozioni che provano ad affiorare e non riesco ancora a superare le visioni di Vitali e della Prager. Mi preparo così ad andare, anche quest’anno, in vacanza con il loro sguardo che è oramai diventato anche il mio.

(1 di 4) Ci sono dei giorni in cui mi sveglio con un animo tormentato e votato alla solitudine e non c’è nulla che mi può far cambiare umore: devo semplicemente restare dentro questa mia irrequietezza.
Trovo un senso di pace solo perdendomi nelle immagini della Prager che hanno dei tratti segnati da un profondo turbamento interiore nelle quali mi viene facile riconoscermi.
La Prager, nata nel 1979, a Los Angeles, realizza immagini cariche di inquietudine, quasi a fare da contraltare a tanta sofisticata estetica femminile che mette in mostra.
I suoi lavori sono frutto di un equilibrio miracoloso, simile a quello del cinema Usa anni 50, musa ispiratrice della fotografa californiana, reso evidente anche nelle atmosfere conturbanti dei suoi lavori che riecheggiano i film di Hitchcock. Nei giorni in cui io e la Prager “virtualmente” andiamo a mare assieme ci ritagliamo una sorta di nicchia ecologica nella quale ci andiamo a rintanare senza avere alcun desiderio di contatto con il resto del mondo. (continua)

(2 di 4) Ad Agosto, frequento una spiaggia, immersa in un paesaggio mozzafiato, che è, però, sempre molto popolata a tutte le ore del giorno, al punto da far diventare una impresa anche il semplice gesto di stendere un asciugamano sul quale prendere il sole.
Quando il caldo raggiunge dei picchi insopportabili, tutta la folla si sposta lentamente in acqua e resta immobile a chiacchierare o a guardare le rocce che abbracciano la spiaggia sui tre lati.
In quei momenti io non posso fare a meno di pensare alle immagini di Massimo Vitali che mi hanno insegnato, tra l’altro anche a desiderare punti di osservazione particolari.
Mi sembra in quei momenti, che si ripetono spesso, durante la mia vacanza, di stare in acqua assieme a Massimo Vitali e ne immagino anche le conversazioni. Massimo Vitali, noto come il fotografo delle spiaggia, nasce a Como nel 1944 e dopo il liceo si trasferisce a Londra, dove studia fotografia al London College of Printing
. (continua)

(3 di 4) All’inizio degli anni Ottanta, matura la sfiducia nel fatto che la fotografia abbia l’assoluta capacità di riprodurre le sottigliezze della realtà che lo induce a un cambiamento nella sua carriera. Inizia a lavorare come direttore della fotografia per la televisione e il cinema.
Tuttavia, il suo rapporto con la fotocamera non cessa mai e alla fine rivolge la sua attenzione sulla “fotografia eleggendolo quale mezzo per la ricerca artistica”.
Inizia a lavorare alla serie sulle spiagge italiane, nel 1995, in un momento di drastici cambiamenti politici nel Paese. La spiaggia come terreno comune, egualitario, un posto ideale dove osservare la società: “La spiaggia è un ottimo punto di osservazione perché in questo spazio, che per me è prima di tutto un non-luogo, la gente è tranquilla, non ha difese ed è in una situazione ideale per essere studiata. Quando siamo in spiaggia siamo più disinvolti, più fermi, ci muoviamo pochissimo, siamo più naturali e rilassati
. (continua)

(4 di 4) Dalla spiaggia guardo la società da vicino”, – racconta Massimo Vitali in un articolo apparso anni fa sull’HuffPost. La spiaggia è una sorta di microcosmo nel si concentra tutta l’umanità.
È un luogo fantastico per osservare e documentare gli individui perché qui la gente è se stessa, non si atteggia e si mescola a persone di diversa estrazione”. 
A muovere il fotografo delle spiagge è un interesse antropologico e sociologico: “Sulla spiaggia riconosco alcuni momenti chiave che sono alla base della nostra società: gruppi familiari, rapporti tra coetanei e amici, il cambiamento nella cura e nell’estetica dei corpi, ad esempio più recentemente con il boom dei tatuaggi.
Le sue viste panoramiche mostrano persone che interagiscono con il loro ambiente e fanno emergere rapporti, intrecci di relazioni e anche delle non storie. Ci sono momenti dove anche se sembra non accadere nulla, all’occhio del fotografo accadono sempre molte cose.

Accade così che durante la mia vacanza, alcune volte sono dentro il mondo ed altre volte lo osservo da lontano e, fortunatamente, in entrambe le situazioni, non sono mai sola. Trovo sia molto utile farsi trasportare dalle visioni dei grandi fotografi, così come quelle dei pittori o dei registi fino a fare in modo che il loro sguardo entri nel vostro fino a formarne uno nuovo fatto di storia e di vita vissuta in prima persona.

© Alex Prager
© Massimo Vitali
© Massimo Vitali

info@federicacerami.it

Mi chiamo Federica Cerami, vivo a Napoli e mi occupo di fotografia e di arteterapia. Mi sono laureata in Architettura a Venezia con una tesi su “Il ruolo della fotografia nella lettura del territorio urbano”. Ho conseguito un diploma in Arteterapia scegliendo di specializzare i miei studi nella Fotografia Terapeutica. Insegno critica fotografica ad utenze diversificate, curo mostre di fotografia, organizzo eventi fotografici e conduco laboratori di arteterapia. Guardo alla fotografia cercando sempre di conoscere il“mondo”dell’autore; mi interessa l’aspetto comunicativo della fotografia, perché è l’elemento fondante del processo fotografico che va ben oltre le questioni tecniche. Mi piace pensare che la fotografia lasci una impronta, un segno quasi indelebile che parla del suo autore ma al tempo stesso parla anche del suo spettatore. Le fotografie raccontano storie di vita e costruiscono ponti tra le persone.

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