Monday, August 19, 2019
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10 centimetri quadrati possono bastare per comunicare? Forse si.

10 centimetri quadrati di pubblicità, probabilmente lo spazio più piccolo al mondo per comunicare: uno spazio sessanta volte più piccolo di una qualsiasi pagina di periodico, oltre cento meno di un normale quotidiano tabloid.

Dieci centimetri quadrati di pubblicità, probabilmente lo spazio pubblicitario pianificabile più piccolo al mondo. Sembra incredibile a vederli viaggiare appiccicati sulle rare buste sospese tra mittente e destinatario. Tra i dieci e i dodici centimetri quadrati, uno spazio sessanta volte più piccolo di una qualsiasi pagina di periodico, oltre cento meno di un normale quotidiano tabloid.

Comunicare con pochissime risorse, certe volte ci si riesce e altre volte no. Non è facile farsi sentire con una vocina così flebile. Nei tre esempi che seguono si è fatto quanto si è potuto ma non si è andati oltre il ribadire il marchio e/o l’immagine chiave del prodotto. Giusto, anzi giusto giusto.

Il piccoletto qui accanto invece ha fatto la voce grossa! Nella micro area a sua disposizione è riuscito a infilarci un titolo, un visual e perfino una body copy subliminale che dice più o meno così:

-Che bella giornata di sole per aprire la finestra sul mondo. Ed ancora più bella perché dopo cinquant’anni riesco sempre a sapere per tempo tutto quello che avviene in giro. Grazie alla mia copia fresca di stampa, la mia copia de Il Giorno.

Va da se che la scelta di usare i nomi delle testate concorrenti nella body copy virtuale non è stata necessariamente consapevole.

Pochi centimetri quadrati per comunicare.

Viene voglia di prendere un rettangolino di carta bianca di tre per quattro centimetri, un pennarello con la punte adeguata e provare a vedere quello che si riesce a metterci dentro. Io ci provo!

Per sapere qualcosa di più su i francobolli: I Bolli, La Filatelia di Poste Italiane.

info@risuleo.com

Negli anni ’70 in preda agli ardori giovanili sono entrato nella catena di montaggio del fumetto softcore disegnando letti, prati e altri giacigli. Poi ho fatto l’art director e il direttore creativo in primarie agenzie di pubblicità (Leo Burnett, McCann-Erickson, FCB, J.Walter Thompson, TBWA, Young&Rubicam). Ho vinto qualche premio nei festival internazionali e come illustratore, il 1° Premio dell’Art Director’s Club International di New York. E ormai sono costretto a scrivere e disegnare ogni giorno per non perdere la linea.

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