Sunday, August 9, 2020
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Con Adobe, il futuro sarà proprio come lo abbiamo immaginato.

È quello di cui è convinto Gavin Miller, capo di Adobe Research e Vice President del Creative Intelligence Lab. Definito un uomo del rinascimento, Miller è un vero e proprio artista cross-mediale.

adobe research

È quello di cui è convinto Gavin Miller, capo di Adobe Research e Vice President del Creative Intelligence Lab.
Definito un uomo del rinascimento, Miller è un vero e proprio artista cross-mediale.

Leggendo il suo curriculum non si può far altro che confermare questi aggettivi:
capo del team di Adobe Research, sviluppatore, appassionato di robotica, autore di fiabe, storie e spettacoli.

Adobe Research

Molte sono le aree di interesse del laboratorio che spaziano dalla grafica 3D, agli algoritmi di analisi, al riconoscimento immagini, all’interazione uomo macchina, ai video, al digital marketing, all’imaging, solo per citarne alcune.

Il progetto di ricerca tecnologica si divide in due macro aree:
il Creative Intelligence Lab ed il BigData Experience Lab.

 

Il primo si occupa di ricerca e sviluppo in ambito creativo e multimediale, anche se questa definizione potrà risultare riduttiva come vedremo nel proseguimento di questo articolo.

 

Il secondo, con a capo Shriram Revankar, si occupa di Digital Marketing e di tutte le tecnologie che attengono l’analisi dei dati, altro settore di interesse sempre più importante per il business Adobe.
Questa suddivisione non è così scontata dal momento che le contaminazioni sono continue ed entrambi i laboratori contribuiscono al miglioramento di tutte le soluzioni Adobe.

 

Il portale web dispone di una sezione dedicata alle pubblicazioni create in collaborazione con università ed istituti di ricerca internazionali (Stanford University, Max Planck Institute for Biological Cybernetics, The Werner Reichardt Centre for Integrative Neuroscience (CIN), Bernstein Center for Computational Neuroscience Tübingen, University of Tübingen).

 

All’interno di questa galassia si muovono decine di ricercatori che partecipano al progetto a vario titolo, attraverso i programmi messi a disposizione dal laboratorio.
È possibile accedere come stagisti o collaboratori, partecipare ai campus ed alle conferenze o usufruire di speciali borse di studio messe a disposizione da Adobe.

 Creative Intelligence Lab

Il laboratorio può essere immaginato come la stanza dei bottoni che si cela dietro ogni software Adobe, un luogo dove nascono le idee che definiranno gli strumenti e gli standard di domani.

Una fucina di straordinari talenti, ricercatori ed utopisti di ogni luogo che come obiettivo comune hanno, tra gli altri, quello di “immaginare ed anticipare il futuro della tecnologia e della società”.

Per farlo, sono convinti, sarà necessario sviluppare nuove piattaforme software e hardware e tutto questo, oltre che per la gloria, per fornire innovazioni tecnologiche ad alto impatto, consolidare la leadership commerciale di Adobe e aprire a nuove opportunità di business.
Questo è in sintesi il manifesto programmatico che Miller ha usato per spiegare cosa sia il Creative Intelligence Lab.
Obiettivi ambiziosi descritti in modo asciutto e pragmatico, celebrando il proprio orgoglio “geek” fino ad entrare nel dettaglio delle features che quì sono nate e che oggi usiamo regolarmente in Photoshop (Content-Aware Fill) o in Premiere e After Effects (Warp Stabilizer).

Come a voler sottolineare, con tanto di prove, che quì non si scherza, che quì giocare è una cosa seria.

 La visione

Capire l’uomo per capire i suoi orizzonti e con essi anche quelli di Adobe.

“Creativity comes from having a rich metaphorical landscape. Being able to draw on different stories or ideas for inspiration can often lead you to a technical idea that becomes a practical thing”

– Gavin Miller, Head of Adobe Research & VP, Creative Intelligence Lab

 

In un recente articolo pubblicato su Forbes, Miller ci descrive la sua visione del futuro, un mix di tecnologia alla Star Trek unita alla magia e all’incanto del mondo di Harry Potter.

A new creative canvas

Nuovi strumenti in grado di far convergere la complessità e la ricchezza dei media naturali con il controllo e la scalabilità offerti dagli strumenti digitali.
Un concetto che si concretizza in Project WetBrush, la tecnologia presentata durante gli sneak peak all’ultimo Adobe Max.

Sempre in tema di realtà virtuale in stile “holodeck ecco Project Dali, una sorta di ambiente di disegno “immersivo”.

Immersive displays and the rise of 3D content

La crescente diffusione dei dispositivi AR e VR,  resi accessibili anche ad un pubblico consumer, sta facendo sorgere la necessità di trasportare le interfacce ed i paradigmi bi-dimesionali verso un modo a tre dimensioni.
Ecco come, ad esempio, i video a 360° stanno cambiando le regole della cinematografia permettendo ad ogni regista o spettatore di scegliere in tempo reale la miglior inquadratura possibile.

Un altro filone importante per il 3D è quello del “digital sculpting”, la possibilità di plasmare le geometrie 3D come fossero di argilla (virtual clay).
Software pionieri come ZBrush, Sculptris o Mudbox sono i leader indiscussi, noti ad ogni 3D artist che si rispetti.
Adobe, dobbiamo dirlo, arriva un po’ in ritardo rispetto ad altre software-house che da tempo hanno investito nello sviluppo tecnologico legato alla modellazione organica (Cinema4D, Modo, Blender).
Anche in termini di innovazione, molte delle anticipazioni viste ricordano esperimenti, più o meno riusciti, fatti da realtà emergenti come ad esempio Polybrush.

 Motion Parallax

Ovvero la possibilità di ricostruire interi ambienti in 3D a partire da una sequenza di immagini a 360°.
Anche questa è un’area di interesse in continuo fermento ed Adobe dimostra, ancora una volta, di voler dire la sua su ogni aspetto del digital imaging.

Già al Max del 2014 avevamo visto qualcosa di simile, una tecnologia che poi avremmo ritrovato, in parte, all’interno di Poject Felix.
Non solo 3D, la stessa tecnologia potrà essere sviluppata per la stabilizzazione dei video.

Integration with AI and other technologies

AI, intelligenza artificiale, se ne è parlato ed a quanto pare se ne parlerà per i prossimi anni.

Adobe sta investendo molte delle sue risorse nella ricerca di nuove tecnologie per i processi di apprendimento automatico, linguistici e visivi.

Adobe Sensei, presentato al Max 2017, è il punto di partenza per questa nuova rivoluzione tecnologica.

Una applicazione, certamente tra quelle più scenografiche, è il riconoscimento vocale applicato al digital editing.

Ancora una volta il richiamo è agli scenari futuristici di Star Trek e Co., sperando – c’è già chi si pone il problema – che tutto questo non prenda la deriva di un moderno e meno rassicurante Hall 9000 di 2001 Odissea nello spazio, ribaltando, al negativo, il concetto di interazione uomo macchina.

Per fortuna queste pagine di futuro devono essere ancora scritte e tutti noi possiamo contribuire alla loro stesura, come utenti o come ricercatori.

a.spinazzola@new-media-design.it

Geometra mancato, mi occupo da sempre di design e comunicazione esplorandone tutti gli aspetti a me più congeniali. La curiosità e la passione mi hanno spinto a diventare un tecnico delle soluzioni e degli strumenti digitali, senza mai snaturare la mia identità di designer. Grafico illustratore, art-director, consulente Adobe, User Group Manager, Adobe® Certied Expert e Adobe® Certied Instructor, digital publishing Advisor, mi occupo di consulenza e formazione. Ho formato centinaia di persone ma ogni volta provo una grande soddisfazione nel divulgare le mie competenze a chiunque abbia voglia di ascoltarmi. La condivisione è come una porta, non bisogna mai temere di lasciarla aperta.

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