Sunday, September 15, 2019
Home / Grafica  / Il graphic design giapponese, 5 punti per iniziare a conoscerlo

Il graphic design giapponese, 5 punti per iniziare a conoscerlo

Una cultura, quella giapponese, che riflette anche nel graphic design la sua complessità e la capacità di rinnovarsi continuamente. Ecco 5 punti su cui vale la pena soffermarsi per iniziare a conoscerla

Quello della progettazione grafica giapponese è un mondo che mi affascina molto: la cultura del design è in Giappone onnipresente, dinamica e in continua evoluzione, e trova nella sua capacità di sperimentare e mixare la ragione e l’energia per rinnovarsi continuamente.

 

Rimescolamento però non vuol dire per forza ripartire ogni volta da zero. Anche il J-Design vive le sue stagioni in cui le tendenze guidano la mente dei creativi e nel tempo una certa ripetitività ha permesso di individuare alcune costanti tecniche, soluzioni grafiche di base che rappresentano il terreno di coltura sul quale poi far crescere progetti nuovi e stili inediti. Vorrei provare a mettere in elenco quelle tecniche che a me paiono più significative, con la totale certezza di fare un torto a quelle che non menzionerò in questo articolo. Cominciamo.

1. Cute Culture

Ci sono altissime probabilità che ciascun occidentale abbia visto almeno una volta nella vita un cartone animato giapponese, e vi abbia individuato uno o più personaggi buffi, teneri, carini, «cute» in una parola. Gli ultimi in ordine di tempo di cui si fa un gran parlare sono i pokemon, con il suo pikachu dal muso paffuto a fare da portabandiera. Si potrebbe pensare che questo riguardi un ordine delle cose che non ha grande significato (in effetti nel mondo occidentale questo aspetto attiene quasi esclusivamente all’universo infantile) e invece in Giappone il kawaii è un aspetto che permea praticamente ogni cosa, dalla grafica delle campagne pubblicitarie ai filmati, al packaging, ai messaggi istituzionali.

 

Quello che a noi potrebbe apparire una forzatura rappresenta invece parte della retorica orientale, il modo per agganciare il cliente o la figura ricevente del messaggio cercando the more affordable way per entrare in sintonia con gli altri e apparire cordiali, disponibili. Per questa ragione è parte enorme della cultura giapponese, impossibile non imbattercisi.

© Shouzo Nagatani - Tokyo, Japan

© Shouzo Nagatani - Tokyo, Japan

© Karato - Okayama, Japan

2. Mix di Caratteri

Modernità e tradizione in Giappone si incontrano sempre, in ogni campo, ma non si mescolano mai per annullarsi l’uno nell’altro. Così accade che la scrittura tradizionale con gli ideogrammi si affianca molto spesso ai caratteri romani che non venendo percepiti dai più come testo ma come elementi grafici (analogamente a come noi vediamo invece gli ideogrammi) vengono trattati alla stregua di elementi della composizione grafica con risultati assolutamente originali.

 

Sempre a proposito del testo, c’è da dire che in Giappone non esiste l’organizzazione dei caratteri in stili, dunque nel caso degli ideogrammi, lo stile riflette il mood dell’artwork, e il più delle volte è disegnato appositamente per quel tipo progetto.

All copyrights belong to their respective owners

All copyrights belong to their respective owners

All copyrights belong to their respective owners

3. Effetto Pennellata

La calligrafia giapponese chiamata Shodo prevede una tecnica specifica che mediante l’uso di pennelli speciali traccia sul foglio segni con un effetto tipico ricorrente. L’azione del pennello converte in segni i gesti del calligrafo, si può dire che l’istantaneità della calligrafia permette di registrare un ritratto del cuore e per questo motivo si da molta importanza al segno grafico che non ammette correzioni o ripensamenti.

 

Non è raro osservare in poster moderni segni tracciati con il pennello che superano l’effetto grafico per diventare elementi attivi della comunicazione capaci di veicolare stati d’animo, aspetti attinenti la sfera emotiva.

All copyrights belong to their respective owners

All copyrights belong to their respective owners

All copyrights belong to their respective owners

4. Pattern Floreali

Hanakotoba è il termine che indica lo studio e l’interpretazione del significato dei fiori. Sebbene questa pratica ci sia un un certo senso familiare, come accade un po’ in tutte le cose in Giappone, qui assume una importanza maggiore con un ventaglio decisamente più ampio di ripercussioni.
Succede quindi che la presenza di un fiore in un poster, un packaging, di quel fiore in particolare, con un preciso colore voglia dire ad un osservatore giapponese qualcosa che a noi non è dato conoscere se non percorrendo la via di acquisire il giusto sapere.

 

Dato che questo dei fiori è un mezzo molto comune di comunicare ne consegue che questo sia uno dei pattern o comunque degli elementi grafici più ricorrenti in assoluto. In pratica una sorta di alfabeto alternativo.

All copyrights belong to their respective owners

All copyrights belong to their respective owners

All copyrights belong to their respective owners

5. Colori senza limiti

Rosso, oro, nero sono i colori più comuni in Giappone. Case, templi, insegne, oggetti rituali e di uso comune sono quasi sempre realizzati in questi colori o combinazioni di questi. Poichè però questi rappresentano in un certo senso un mondo tradizionale, comune, tutto il resto della sfera celeste nipponica è costellata di vibranti caleidoscopi di colori e sfumature ardite.
Il gusto per una certa caotica rappresentazione fa ampiamente parte della cultura visiva giapponese, costituendone un fattore identitario.

 

Pensiamo alle strade di Tokio, la vitalità di Shibuya è perfettamente rappresentata dalle facciate completamente ricoperte di insegne luminose. La grande propensione alla sovrapposizione degli elementi si ripercuote prepotentemente nel mondo del graphic design contemporaneo in un coerente continuum.

All copyrights belong to their respective owners

All copyrights belong to their respective owners

All copyrights belong to their respective owners

falasconi@ilas.com

Il primo ricordo di un regalo di compleanno è la scatola di colori a tempera ricevuta da mia zia. Chiaramente destinato ad una carriera che contemplasse il disegno e la grafica, dopo gli studi artistici e una specializzazione in Art Direction e Grafica Pubblicitaria sono entrato in ILAS in cui ho ricoperto diversi incarichi fino a diventare Art Director Senior. Appassionato di arte, cucina, fotografia e curioso viaggiatore ho già visitato letteralmente mezzo mondo e, sull’altra metà, ho le idee piuttosto chiare sul programma.

Review overview