Wednesday, November 21, 2018
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I nuovi regimi semplificati per i contribuenti minimi

L'esperto Giulio Barricelli traccia un quadro sintetico dei regimi semplificati per i contribuenti minimi, con le ultime novità e un esempio di come va applicato

Regimi dei minimi

Va dato atto che una presa di coscienza seppure parziale ma pur sempre importante e sostanziale da parte del nostro legislatore fiscale ci sia stata in questi  ultimi anni. È consistita essenzialmente nella capacità di metabolizzare un dato costante della realtà imprenditoriale e professionale del nostro paese in particolare per le zone a più alto tasso di marginalizzazione.  Tale dato è rappresentato dall’incapacità del nostro sistema economico di offrire stabilità dal punto di vista occupazionale ad esempio con contratti lavorativi di assunzione a tempo indeterminato non solo ai più giovani ma anche a tutti coloro che nell’ultimo decennio hanno pagato un prezzo salato in termini di perdita di posti di lavoro sia autonomo che dipendente a seguito della perdurante crisi economica .

 

Pro e Contro

Infatti è di tutta evidenza che tale sistema se da un lato in conseguenza del riconoscimento di sgravi o crediti di imposta a chi assume porta inizialmente a significativi incrementi del numero dei rapporti di lavoro, dall’altro dopo due o al massimo tre anni (cioè sostanzialmente alla fine della durata delle agevolazioni concesse) determina una successiva e perdurante contrazione del numero degli occupati. Ora ricollegandomi a quanto sostenevo in tema di metabolizzazione della realtà economica attuale lo stato ha preso progressivamente atto dei seguenti incontrovertibili elementi: 1) il nostro sistema non è in grado di far fronte alla disoccupazione con forme di occupazione tradizionalmente stabili 2) l’apertura della partita iva non deve rappresentare l’espediente maldestro per precarizzare ulteriormente le già scarse possibilità di lavoro 3) l’apertura della partita iva non può sempre e comunque rappresentare soprattutto per i più giovani l’ingresso in una sorta di tunnel oscuro fatto di complicazioni burocratiche insormontabili 4) la vera strada da percorrere deve essere rappresentata dalla «semplificazione» .

 

I regimi fiscali semplici

È in questa ottica che negli ultimi anni sono stati introdotti dei regimi fiscali semplici (regime c.d. dei minimi) prima destinati a più giovani e poi successivamente a soggetti di diverse fasce d’età con una durata quinquennale oppure estesa fino al compimento del trentacinquesimo anno d’età. Successivamente con due diversi interventi legislativi effettuati in occasione dell’approvazione delle due ultime leggi di stabilità si è operato un ulteriore significativo passo verso la direzione del rendere permanenti questi strumenti svincolandoli soprattutto da requisiti soggettivi particolari.  Le semplificazioni più evidenti sono rappresentate dal venir meno dell’obbligo di tenuta e conservazione delle scritture contabili: infatti vanno solo conservate le fatture d’acquisto e quelle emesse; dalla mancata applicazione dell’imposta sul valore aggiunto: va soltanto applicata una marca da bollo di 2 € sulle fatture emesse superiori ad € 77,47; dall’innalzamento per i professionisti del limite massimo del fatturato per poter applicare tale regime in € 30.000 annui; dalla mancata applicazione dell’irap imposta controversa ed oggetto di pluriennale contenzioso tributario; dalla mancata applicazione degli studi di settore (controverso strumento di controllo utilizzato dell’Agenzia delle Entrate); dalla possibilità di avvalersi seppure in maniera parziale di collaboratori assunti con contratto di lavoro dipendente.

 

Come si applica

Il meccanismo di applicazione è estremamente semplice. Il reddito (cioè ciò che abbiamo guadagnato nel corso di un anno della nostra attività) non scaturisce dalla differenza tra i ricavi (le fatture emesse incassate) ed i costi  (cioè le fatture e gli altri documenti d’acquisto pagati) ma dall’applicazione di una percentuale di redditività variabile a seconda dei settori di appartenenza del soggetto titolare di partita iva. Un esempio ci aiuterà a comprendere meglio. Ipotizziamo un giovane grafico pubblicitario che abbia aperto la propria posizione iva nel corso del 2015. In tale anno ipotizziamo abbia emesso fatture (tra l’altro tutte incassate nel medesimo anno) per € 20.000. Per tale tipo di attività la percentuale di redditività prevista è pari al 68%. Pertanto il reddito imponibile sarà pari ad € 13.600 (20.000 x 68%). Su tale reddito imponibile per i primi 5 anni di attività si applicherà un’imposta sostitutiva dell’irpef e delle addizionali del 5% e quindi avremo € 13.600 x 5%= € 680. La parte contributiva potrà altresì prevedere dei vantaggi in quanto ove il nostro giovane professionista abbia scelto un inquadramento di natura imprenditoriale con l’iscrizione in Camera di Commercio i contributi previdenziali minimi per artigiani e commercianti che normalmente ammonterebbero ad € 3.613,08 da pagarsi in quattro rate trimestrali di € 903,27 cadauna, ammonteranno complessivamente ad € 2.348,50 da pagarsi in quattro rate trimestrali di € 587,12 cadauna. Va segnalato che al di là dell’esempio proposto la percentuale dell’imposta sostitutiva è stabilita nella misura del 15%.

barricelli@ilas.com

Laureato in Economia e Commercio con indirizzo economico aziendale nell'anno 1989 con una tesi in scienza delle finanze e diritto finanziario. Dal 6 marzo 1992 esercita la professione di dottore commercialista ed è iscritto all'Albo presso la circoscrizione di Napoli. È iscritto al registro dei revisori contabili presso il Ministero di Grazia e Giustizia. È abilitato all'insegnamento delle materie relative alle discipline giuridiche ed economiche. Ha partecipato a numerosi seminari su: analisi transazionale, gestione delle risorse umane, comunicazione e lavoro di gruppo, problem solving. È stato socio A.I.F. Associazione Italiana Formatori. E' mediatore professionista nonchè C.T.U. Civile e Penale presso il Tribunale di Napoli

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