Thursday, September 19, 2019
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Per parlare ad un elettorato ‘liquido’ Il programma diventa un ‘catalogo’

80 anni fa Walter Benjamin affermò il concetto che l'arte nel '900 è passata al servizio della politica per influenzare le masse. Mai come oggi questo principio assume un significato importantissimo per decifrare scelte di

Walter Benjamin nel 1936, nel saggio “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica” evidenziava come l’arte del ‘900, avendo perso il carattere di sacralità, si pone in una nuova ottica che è quella di influenzare direttamente le masse. Questa influenza politica, spiega, può connotarsi in senso progressista, politicizzando l’arte, o reazionario, estetizzando la politica.
Per Benjamin, il fascismo è in effetti l’esempio più calzante di come l’arte può applicarsi alla politica secondo un modello reazionario, poichè adopera esplicitamente le nuove tecniche di produzione e di diffusione delle opere per imbrigliare e ipnotizzare le masse intorno alla figura carismatica di un capo (ad esempio il duce) promuovendo di fatto una sostituzione dell’aura con una falsa aura alimentata dal culto della figura carismatica.

 

2016. Ottanta anni dopo, in Spagna PODEMOS pubblica il suo programma. C’è un nesso tra questo e il pensiero di Benjamin, ma per comprenderlo meglio occorre fare un piccolo passo indietro.

 

PODEMOS è un partito spagnolo che nasce nel 2013 da una trentina di intellettuali, di ex politici di sinistra e di attivisti usciti dalle manifestazioni di protesta che si incontrano in una libreria di Madrid, nel novembre 2013, con l’idea precisa di «trasformare l’indignazione in cambiamento politico». Ritorniamo al programma.

 

Elemento chiave della comunicazione politica di un partito, il programma esplicita i contenuti che mettono di fatto nero su bianco tutte le intenzioni di un movimento, le idee per il futuro, la vision. Ogni schieramento ha i suoi codici visivi da rispettare. Podemos invece per il suo programma sceglie una strada assolutamente inedita, ispirandosi per l’impostazione grafica ad un vero e proprio bestseller della grafica editoriale: il catalogo IKEA. Stessa grafica, stesse ambientazioni, stesse fotografie, stessi font. Le foto richiamano spazi illuminati,

arredati con gusto, ordinati. Le immagini sono tutte originali, scatti realizzati ex-novo, evidentemente per evitare di incorrere in problemi legali di copyright e anche penso per soddisfare l’esigenza di includere in quelle foto alcuni personaggi chiave del partito che restituiscono in questo modo un prodotto un po’ meno artificioso.

 

Walter Benjamin rimane ancora straordinariamente attuale. Dietro l’originalità della soluzione, si cela credo l’esigenza di individuare un mezzo universale per parlare adeguatamente ad un elettorato che non è più quello ben definito di sinistra o di destra, ma trasversale, includendo entrambe le parti. Inediti schieramenti richiedono nuovi linguaggi e un ripensamento totale delle logiche di comunicazione e di marketing. Quello di IKEA è l’archetipo del catalogo illustrato in cui si condensano decine di anni di piccole sapienti correzioni che lo rendono oggi uno dei prodotti editoriali più longevi, diffusi, apprezzati e persino desiderati e attesi al mondo. Quale modello migliore quindi per parlare a tutti, senza distinzioni?

 

Se la politica è passione, è promuovere ideali che non possono necessariamente essere condivisi da tutti indistintamente, diventa impossibile parlare ad una parte dell’elettorato senza scontentare l’altra metà a meno di non ricorrere ad un linguaggio visivo universale, codificato e strutturato.

 

Dato che il pensiero umano è in continuo divenire, concetti utilizzati per connotare un certo modo di intendere alcune espressioni umane si arricchiscono, evolvono e a volte trovano applicazione in ambiti addirittura opposti: quell’influenzare le masse in senso reazionario attraverso l’estetizzazione della politica torna utile alla causa spagnola che trova così il modo più efficace di comunicare il proprio programma attraverso l’incanto e la suggestione di scene di vita quotidiana così desiderabili nel loro essere irrealmente perfette.

Alcune pagine del programma

falasconi@ilas.com

Il primo ricordo di un regalo di compleanno è la scatola di colori a tempera ricevuta da mia zia. Chiaramente destinato ad una carriera che contemplasse il disegno e la grafica, dopo gli studi artistici e una specializzazione in Art Direction e Grafica Pubblicitaria sono entrato in ILAS in cui ho ricoperto diversi incarichi fino a diventare Art Director Senior. Appassionato di arte, cucina, fotografia e curioso viaggiatore ho già visitato letteralmente mezzo mondo e, sull’altra metà, ho le idee piuttosto chiare sul programma.

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