Thursday, January 23, 2020
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Vi racconto l’esaltante asimmetria informativa di Leonardo Sonnoli.

Come l’incontro con il famoso graphic designer di fama internazionale si è rivelato una straordinaria lezione sulla professionalità nel campo della comunicazione visiva

Leonardo Sonnoli

Si parla troppo spesso di professionisti della comunicazione visiva quando ci si riferisce a graphic designer, web designer e altri addetti ai lavori, senza avere una reale cognizione del significato, suppongo per il fatto che il termine professionista renda il ruolo più interessante, più importante o forse semplicemente per esorcizzare gli effetti negativi della sua assenza.
La professionalità però non è un concetto astratto e peggio non è neppure una qualità innata ma il frutto di una progressiva acquisizione di competenze: un lungo lavoro che si sviluppa lungo tre dimensioni tra loro interdipendenti: morale, professionale, relazionale.

Ho pensato a questo dopo aver partecipato al workshop organizzato da Ilas per la prima delle Giornate della Comunicazione Visiva svoltosi al Pan di Napoli e tenuto da Leonardo Sonnoli.
Leonardo Sonnoli (Trieste, 1962) graphic designer, ha lavorato e lavora, tra gli altri, per La Biennale di Venezia, lo Château de Versailles, la François Pinault Foundation, il Centre Pompidou, il Mart di Rovereto, lo Studio Giulio Iacchetti, GQ Magazine, The New York Times, Artissima, Zanotta.
Nel 2004 Phaidon Press nel suo volume AREA l’ha inserito, unico italiano, nell’elenco dei cento più importanti e innovativi graphic designer del panorama mondiale. Nel 2011 ha ottenuto il Compasso d’Oro (oltre a due Menzioni speciali negli anni 2001 e 2014).
Ha insegnato al RISD – Rhode Island School of Design (USA) e all’Università Iuav di Venezia e attualmente è docente all’ISIA di Urbino.
Membro, tra i pochissimi italiani, dell’Alliance Graphique Internationale, ne presiede il gruppo italiano. Collabora con Il Sole 24 Ore ed è partner dello studio Tassinari/Vetta.

Ho trovato esaltante riconoscere nettamente tra le righe di ciascuno dei numerosi progetti presentati, il ruolo centrale del metodo nel suo lavoro. Il modo di procedere verso la ricerca di una soluzione ad un problema di comunicazione mi è parso essere esso stesso una perfetta descrizione da manuale di cosa dovrebbe essere (e cosa dovrebbe fare) un professionista della comunicazione visiva.

Per comprendere meglio la mia riflessione occorre tornare alle tre dimensioni di cui parlavo all’inizio, cominciando dalla prima: in generale sul piano morale tutta la differenza si gioca nel gap in cui il mix di background culturale, conoscenze specialistiche, capacità tecniche pone il professionista 

in una condizione di vantaggio rispetto all’interlocutore. Questa condizione si definisce asimmetria informativa. Mi sono reso conto mentre lo ascoltavo che questa evidente asimmetria, se vogliamo anche scontata in una situazione del genere non è mai stata più definita e marcata, e il rischio in questi casi è che il pubblico possa non sentirsi coinvolto, reagendo con distacco.
Tuttavia, attraverso un linguaggio semplice e chiaro, non casuale ma studiato per essere compreso principalmente da un pubblico di studenti di comunicazione a cui lui per altro è abituato, ha dato prova di una grande sensibilità nel cercare subito un rapporto di trasparenza e lealtà con il pubblico, privilegiando una modalità di comunicazione simmetrica, cioè alla pari.

La seconda: mentre scorrevano le slides dei progetti il suo racconto rivelava il grande spessore della sua dimensione professionale lasciando emergere l’esperienza consolidata sul campo, le competenze, il grande bagaglio di conoscenze; il mestiere del graphic designer prendeva forma e sostanza concretizzandosi in un esaltante racconto che è parso più convincente soprattutto nelle parti in cui si concentrava sugli ostacoli, le difficoltà incontrate nel lavoro e le strade scelte per affrontarli e risolverli.

Infine sul piano relazionale, la più complessa delle tre dimensioni di cui parliamo, penso che in questo saper dosare perfettamente il racconto della sua esperienza ci sia dentro tutto il suo saper essere un professionista della comunicazione, cioè una persona che avendo piena consapevolezza delle proprie capacità sa anche come gestirle e quando metterle per un momento in secondo piano per dare spazio alle proprie capacità di ascolto empatico, entrare nel vissuto del proprio interlocutore, siano essi un cliente, il pubblico, gli studenti, per coglierne il vissuto emotivo, interpretarlo e offrire loro il migliore contributo possibile.

Per questo motivo sono sicuro di non sbagliare affermando che come conseguenza di più di 4 ore di presentazione quasi ininterrotta molti in sala avranno desiderato di potersi trovare come lui a confrontarsi con progetti ambiziosi con uno stesso sano ottimismo in grado di trasformare una difficoltà in un atteggiamento mentale realisticamente positivo capace di risolvere ogni difficoltà con una incrollabile fiducia in sé e questo, a rischio di ripetermi ancora, lo trovo incredibilmente esaltante.

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Il video dell'evento

falasconi@ilas.com

Il primo ricordo di un regalo di compleanno è la scatola di colori a tempera ricevuta da mia zia. Chiaramente destinato ad una carriera che contemplasse il disegno e la grafica, dopo gli studi artistici e una specializzazione in Art Direction e Grafica Pubblicitaria sono entrato in ILAS in cui ho ricoperto diversi incarichi fino a diventare Art Director Senior. Appassionato di arte, cucina, fotografia e curioso viaggiatore ho già visitato letteralmente mezzo mondo e, sull’altra metà, ho le idee piuttosto chiare sul programma.

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