Sunday, July 5, 2020
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La professione di graphic designer vista da Michael Bierut

In una sua riflessione a proposito del redesign del marchio del Metropolitan Museum of Art, prende spunto dalle molte critiche riferibili alla “semplicità” del nuovo segno per parlare del mestiere del graphic designer per come

Michael Bierut

Il 23 marzo scorso il graphic designer statunitense Michael Bierut è stato ospite al museo Maxxi di Roma dove oltre a discutere del suo lavoro ha presentato in Italia il suo ultimo libro How to use graphic design to sell things, explain things, make things look better, make people laugh, make people cry and (every once in a while) change the world.

Amo molto Michael Bierut per il suo modo di prendere sul serio il mestiere di graphic designer. Questo suo libro è contemporaneamente una monografia, un manuale e il manifesto di uno dei più grandi graphic designer internazionali.

In una sua riflessione a proposito del redesign del marchio del Metropolitan Museum of Art, sul suo blog di design Design Observer, in effetti egli prende spunto dalle molte critiche riferibili alla “semplicità” del nuovo segno per parlare del mestiere del graphic designer per come è oggi inteso e per come invece andrebbe considerato.

Personalmente credo che il punto della questione ruoti intorno al fatto che ci si avvicina a questo lavoro quasi sempre da ragazzi, comunque il più delle volte in maniera inconsapevole, attratti principalmente dall’idea di disegnare, di comporre elementi visivi incuranti delle motivazioni, delle conseguenze,

e si resta così tenacemente incuranti che ci si può ritrovare a percorrere per anni la strada del design di successo seguendo solo le tendenze, aiutati da una inconsapevole mano felice che accontenta tutti, in una smania di aggiornamento continuo che è quasi una competizione a chi ha collezionato più versioni.

I graphic designer, che lo si voglia ammettere o no, sono in effetti addestrati per il breve termine nell’errata convinzione che questo lavoro sia tenuto a a ottemperare immediatamente alla funzione per la quale è richiesto, che si tratti di un progetto per un libro o un poster, un sito web o un infografica, un sistema di segni, o un biglietto da visita.
Invece ogni volta che presentiamo un nuovo marchio dimentichiamo facilmente che stiamo fornendo una chiave per decifrare il futuro, dargli un senso, limitandoci semplicemente a darne una visione appena più fresca e aggiornata. L’idea che creiamo cose che non sono finite, che possono assumere valore nel tempo, ci è in effetti estranea.

Michael Bierut è uno dei grafici più noti al mondo. È socio dello studio Pentagram di New York, vincitore di importanti premi e fondatore del blog di design Design Observer.

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Su amazon è possibile acquistare il suo ultimo libro in lingua originale (inglese).

Il link al blog Design Observer con l’articolo sul nuovo marchio del Metropolitan Museum of Art.

Michael Bierut

Il profilo di Michael Bierut pubblicato su Design Observer.

falasconi@ilas.com

Il primo ricordo di un regalo di compleanno è la scatola di colori a tempera ricevuta da mia zia. Chiaramente destinato ad una carriera che contemplasse il disegno e la grafica, dopo gli studi artistici e una specializzazione in Art Direction e Grafica Pubblicitaria sono entrato in ILAS in cui ho ricoperto diversi incarichi fino a diventare Art Director Senior. Appassionato di arte, cucina, fotografia e curioso viaggiatore ho già visitato letteralmente mezzo mondo e, sull’altra metà, ho le idee piuttosto chiare sul programma.

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